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Red 10 marzo 2009
L´Obra ricorda Mercè Rodoreda
Il prossimo sabato 14, alle 18, l’Obra Cultural, insieme alla Fondazione “Giueppe Siotto”, presenteranno il volume "La plaça del Diamant" presso la biblioteca dell’Obra Cutural in via Arduino
L´Obra ricorda Mercè Rodoreda

ALGHERO - A poco meno di 50 anni dalla sua prima stesura (1960), a poco più di 100 anni della nascita di Mercè Rodoreda (1908-1983), anche la Sardegna può inserire "La plaça del Diamant" (già tradotto in una trentina di lingue, in Italiano da Giuseppe Tavani) nel novero dei capolavori della letteratura europea del ‘900. È di questi giorni, infatti, l’uscita di "Sa pratza de su Diamante", traduzione di Giagu Ledda, per i tipi Papiros di Nuoro.

Il prossimo sabato 14, alle 18, l’Obra Cultural, insieme alla Fondazione “Giueppe Siotto”, presenteranno il volume presso la biblioteca dell’Obra Cutural in via Arduino. Né parleranno Antoni Arca, Elisabetta Dettori e Pino Tilloca insieme al traduttore Giagu Ledda e all’editore Diego Colarien, socio fondatore della Papiros, la prima casa editrice isolana che, già negli anni ’80, ha creduto nella lingua sarda in quanto strumento di letteratura, e dunque lingua capace di confrontarsi con tutte le altre lingue del mondo. Quindi anche con il catalano di Mercè Rodoreda, e con il ritmo, l’intensità e la bellezza del suo miglior romanzo.

"Sa pratza de su Diamante" è la storia di Natàlia che comincia a diventare una giovane donna fino al momento in cui comincerà a essere vista come una donna anziana. Ma la sua “banale” storia privata si innesta nella storia della Spagna e della Catalogna degli anni della guerra civile (1936-1939), dando vita a un intenso romanzo che la Rodoreda riesce a farci vivere intensamente: dal matrimonio giovanissima al parto difficile, dall’incubo della colombaia voluta da un marito egoista e sognatore al disastro della guerra civile, dall’essere vedova di un “rojo” a moglie di un bottegaio borghese reso impotente dalla guerra.

Un crudele, ingenuo e sincero racconto della realtà catalana degli anni ’30 e ’40 che dalle pagine del libro divennero sceneggiato televisivo di successo nel 1981 entrando definitivamente nell’immaginario catalano e spagnolo e, con la traduzione di Papiros, adesso anche un pò sardo.

Nella foto il presidente dell'Obra Cultural de l'Alguer, Pino Tilloca




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