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Red 8 luglio 2009
Nord-Sardegna: «Porto Torres non si tocca»
Allarme a Sassari per la situazione del petrolchimico, dopo la decisione dell´Eni di chiudere dal 1° agosto gli impianti. Venerdì adesione unanime allo sciopero regionale di Cagliari
Nord-Sardegna: «Porto Torres non si tocca»

SASSARI - «La fermata del cracking a Porto Torres decisa da Eni è una provocazione, una dichiarazione di guerra rispetto alla quale il territorio risponde in maniera compatta e decisa». È il grido di battaglia del Comitato per l’Area di crisi industriale di Sassari, Alghero e Porto Torres, che si è riunito questa mattina (mercoledì) nella sala Campus del palazzo della Provincia per stabilire una linea d’azione comune in risposta ai provvedimenti adottati dalla società a partecipazione statale.

Al Comitato, presieduto dalla Provincia di Sassari, hanno partecipato i Comuni di Sassari, Alghero e Porto Torres, la Camera di Commercio, il Consorzio industriale provinciale, i rappresentanti territoriali di Confindustria e Api Sarda e le segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil. «Gli impianti di Porto Torres devono continuare a operare a pieno regime», sostiene all’unanimità il Comitato, che per difendere il polo petrolchimico turritano parteciperà allo sciopero generale proclamato a livello regionale dalle sigle sindacali confederali e convocato per venerdì mattina a Cagliari, davanti alla sede della Regione.

Il Comitato per l’area di crisi, inoltre, «è pronto a sostenere il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, nella vertenza appena aperta nei confronti del governo nazionale – dicono i componenti – perciò chiediamo al governatore di poterci confrontare quanto prima, per discutere assieme ogni azione da compiere per tutelare i lavoratori e il territorio, che finora è stato ignorato a dispetto della precisa ed espressa volontà di tutti i suoi rappresentanti istituzionali, sociali ed economici».

Adesione allo sciopero generale e sostegno alla vertenza nei confronti del governo nazionale, dunque, sono le prime azioni che il Comitato ha deciso di compiere al termine del lungo confronto di oggi. «Attendiamo novità dagli incontri di questi giorni – aggiungono – ma se le cose non dovessero cambiare siamo pronti a elevare il tono della protesta». Il Comitato per l’area di crisi fa un ultimo appello affinché, anche attraverso il prezioso supporto degli organi di informazione, «dello stato di mobilitazione generale che proclamiamo sin da oggi possa essere informata tutta la cittadinanza provinciale», dicono.

«Auspichiamo che l’adesione alla manifestazione di Cagliari di venerdì prossimo sia massiccia, così che il grido di dolore di questo territorio si faccia sempre più forte e impedisca all’Eni di proseguire nei propri piani senza essersi mai confrontata con il Nord Ovest Sardegna». Perché secondo tutti «il funzionamento degli impianti e l’avvio delle bonifiche restano condizioni ineliminabili per poter parlare di sviluppo».



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