Insufficiente l'esito del tavolo romano sulla crisi nell'Isola. Giudizio negativo dai Sindacati. «L´Eni e il Governo nazionale diano garanzie d´investimenti utili a rafforzare il sito e la chimica sarda»
CAGLIARI - Dopo le dure critiche del capogruppo del partito democratico
Mario Bruno, anche le sigle Cgil, Cisl e Uil Sardegna ritengono insufficiente l’esito dell’
incontro di ieri a Palazzo Chigi, tra Regione e Governo, alla luce di quanto rappresentato, nella seduta straordinaria del Consiglio regionale del 15 luglio scorso, dai presidenti Lombardo e Cappellacci e da tutte le forze politiche e sociali.
Pertanto si rende indispensabile, dicono i sindacati, una nuova convocazione nella sede della Presidenza del Consiglio, questa volta a tavolo pieno, di una riunione che affronti i problemi dell’emergenza e della prospettiva espressi nel dibattito e nella mozione unitaria approvata il 16 luglio 2009 dal Consiglio regionale.
E’ indispensabile, nel confronto Stato-Regione, affermano le sigle sindacali, garantire la continuità delle esperienze già maturate, e dunque rispettare impegni e intese assunti dai precedenti governi, ancorché non attuati o solo parzialmente attuati (si vedano il verbale dell’incontro 10 luglio 2007 e le intese sulla chimica e sull’energia).
Per quel che riguarda Porto Torres non è sufficiente la sola revoca del provvedimento, concludono i sindacalisti, ma è indispensabile che accanto a questo e contestualmente Eni e governo nazionale diano garanzie di investimenti utili a rafforzare il sito e la chimica sarda.
Il sindacato, inoltre, considera un’inaccettabile provocazione le notizie che filtrano da Roma circa uno scambio tra chiusura del sito di Porto Torres e costruzione di una nuova centrale a carbone. Il sindacato si augura che si tratti solo di dicerie e non di proposte da presentare al tavolo del confronto: la reazione sarebbe pesante con un ulteriore inasprimento delle lotte.