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A.B.
5 ottobre 2009
Domenica l’ottava marcia sarda per la pace
Presentata questa mattina la manifestazione in programma l’11 ottobre a Gesturi e Laconi

CAGLIARI – Pace, diritti, lavoro, solidarietà. Sono i quattro temi dell’ottava edizione della marcia sarda per la pace che si terrà, domenica 11 ottobre, a Gesturi ed a Laconi. Quest’anno la marcia, che è stata presentata stamattina in una conferenza stampa in Consiglio Regionale, cade in un momento particolarmente delicato anche per la Sardegna. Una fase di profonda riflessione dopo la morte dei militari in Afghanistan, le malattie dei nostri soldati a causa dell’uranio impoverito, la disoccupazione che cresce, la crisi dei valori, gli sbarchi dei clandestini, gli episodi di intolleranza.
«Partecipare alla marcia – ha detto don Ettore Cannavera della comunità “La Collina” – vuol dire avere coscienza e sensibilità. Perché la gente che marcia sui temi della pace è più vicina alla Chiesa». Dunque, un invito a tutta la gente per testimoniare attraverso la presenza alla manifestazione la voglia di pace. «Una pace –ha affermato Franco Uda, della presidenza nazionale dell’“Arci” - intesa non solo come assenza di guerra ma anche come volontà di costruire una politica che tenda ad attuare una società di pace».
Naturalmente non si può avere pace se non c’è giustizia. I promotori dell’iniziativa hanno chiesto un maggior impegno della Regione sui temi della difesa del diritto al lavoro e dell’ambiente, sulla libertà di informazione, contro l’occupazione del territorio sardo da parte delle basi militari. Domenica, questi temi saranno al centro anche di una tavola rotonda a cui parteciperanno sindacalisti, giornalisti, rappresentanti delle associazioni, precari di ogni settore.
Perché “Pace” vuol dire anche difendere il diritto al lavoro. «Siamo particolarmente preoccupati – ha detto Marinora Di Biase della “Cgil” – in Sardegna la disoccupazione si attesta sul 14percento, i dati sulla cassa integrazione sono quintuplicati e stiamo andando verso una crisi che sta distruggendo il nostro sistema economico. Vogliamo un nuovo modello di sviluppo in cui la Sardegna conviva con il resto del mondo». La sindacalista ha fatto appello alla responsabilità del Consiglio Regionale che, in sede di esame in Aula, deve apportare profonde modifiche alla Finanziaria.
Alla marcia parteciperà anche la “Css”. Giacomo Meloni, segretario generale del sindacato sardo, ha auspicato che la Sardegna diventi sempre di più un’isola di accoglienza e di pace e che il corteo di domenica sia colorato e multietnico. Ha posto, invece, l’accento sull’inquinamento ambientale Salvatore Pilloni, presidente dell’“Associazione Genitori dei soldati colpiti da malattie belliche”, che ha detto che la nostra Isola è la più inquinata del mondo soprattutto per le scorie militari. Gli ha fatto eco Mariella Cau dell’associazione “Gettiamo le basi”. «Il popolo sardo, suo malgrado, è in prima linea – ha affermato - perché ci hanno accollato le basi della guerra. Non ci può essere pace se continuiamo a ospitare depositi, arsenali e basi militari. Le istituzioni sarde devono abbandonare la politica del “non vedo–non sento–non parlo” e devono opporsi all’occupazione militare del territorio».
Il programma della manifestazione è stato illustrato da Paolo Pisu, portavoce della tavola della pace e dal sindaco di Laconi Fausto Fulghesu. La prima parte della manifestazione si svolgerà a Gesturi. Alle ore 8.30 sarà celebrata la messa; alle 9,30 ci sarà un corteo per le vie del paese; alle ore 11 si terrà la tavola rotonda sul tema “Pace, lavoro, solidarietà e diritti”. Nel pomeriggio, i partecipanti arriveranno a Laconi. «Dopo il corteo per le vie del paese – ha detto il sindaco Fulghesu - si terrà un’assemblea nella piazza del comune e poi un concerto». Alla manifestazione hanno aderito numerosi sindaci della Sardegna che sono stati invitati a sfilare con la fascia tricolore.
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