Altra fusione mascherata. Un progetto tutto sulla carta e nelle intenzioni, vorrebbe “fagocitare” il La Palma, abbinarlo al nome di Alghero e ripartire
ALGHERO - Con il calcio in testa. In questa strana estate algherese, il calcio come un tarlo, si è incuneato nei pensieri di molti. Il morto, l’Alghero calcio Srl, e intorno c’è la processione, degli
orfani, a piangerlo. E fra una lacrima e un’altra nascono progetti, fondati sul nulla, fondati su fusioni probabili e impossibili, fondati sulla morte di uno per far rinascere l’altro.
E ora la new entry: l’Alghero vogliono farla rinascere, dalle sue ceneri, dal nulla dirigenti vecchi come Riccardo Giorico, Andrea Spanu e Bruno Meloni. E allora rotta sul La Palma, il gioiello di Amabile Simula che si dimena da anni in una crisi, causata dall’iperbole della sua
crescita: In Eccellenza due anni fa, lo scorso anno in Promozione a un passo dai play-off, ma dimenticata dal pubblico e dai suoi aficionados.
Un progetto tutto sulla carta e nelle intenzioni, vorrebbe “fagocitare” il La Palma, abbinarlo al nome di Alghero e portarlo a giocare ad Alghero, nel mitico Mariotti. Un sogno di mezza estate che non costa neanche tanto: qualche piccolo debito pregresso, un po di Iva arretrata e niente più. Il tutto per far rinascere l’Alghero, morta e abbandonata. Ma se si ha voglia di far rinascer l’Alghero, perché non lo si fa alla luce del sole, ripartendo su formale richiesta alla Figc, comitato regionale Sardo, che altro non aspetta?
Perché ad Alghero, nell’ultimo mese il verbo corrente è fondere? Sinonimo di scomparire? Le fusioni altro non sono che unioni di forze comuni, ma quando si parte da posizioni di svantaggio, c’è chi impone la fusione e chi la subisce. La subisce il più debole, la impone chi ha risorse da spendere, e nell’illusione della spesa possibile e dei successi dietro l’angolo, si costruiscono castelli di sabbia che durano il volgere di poche stagioni.
Ad Alghero, ci sono state fusioni più o meno importanti, ma tutte sono naufragate: C’era la Boys Alghero che si è fusa con la De Gregorio Libertas, nacque la Boys Algherese. Alberto Fedele allenatore, Carmelo Silanos, Ampellio Sanna, Enzo Caddeo. Vittorie repentine, dalla
terza categoria sino alla promozione, con il mitico Carmine Gallo Presidente pagatore, poi un razzolamento sino alla scomparsa. Chi se lo ricorda?
E dalle ceneri della Boys Algherese, nacque l’idea di fusione con l’Audax, nacque l’Audax Algherese. Rimase l’Audax, solida nel suo impianto societario, della Boys si persero tutti i pezzi per strada. C’era il Loretella di Sa Segada, fortemente radicata nella piccola borgata, fu fagocitata con un pezzo di Pietraia, nacque l’Atletico Alghero. Seguirono tanti successi, in crescendo, poi il rinculo,
la scomparsa sino a non saperne più nulla.
Ora ci risiamo. E il verbo “fondere” impera, mentre sarebbe più opportuno che chi ha i denari, li investisse in un progetto di grande respiro, partendo dalle fondamenta, proprio come si fa costruendo un palazzo solido. Quindi uomini, che costituiscono società, che fanno nascere squadre. Invece oggi, ad Alghero, si ha la percezione che chi si sta muovendo lo stia facendo per “opporsi” a un altro, o se si preferisce ad altri, e ricominciano le solite alghereserie, fatte di
contrapposizioni ad personam con l’intento di far naufragare incontri e progetti solo in embrione.
E fra una boutade e un’altra, arriva il periodo in cui si deve ricominciare a correre e a sudare, e solo allora si metterà fine al chiacchiericcio da bar dello stadio, per far vedere “le rose dei giocatori” da chi sono composte e soprattutto chi sono le società fatte di uomini-finanziatori che sopravviveranno a questo momento di “vetrina”. /
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