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Red
16 febbraio 2011
Buoncammino, 38enne salvato in extremis
Un marocchino ha cercato di togliersi la vita ingoiando sette pile e diversi oggetti di metallo. Salvato grazie all´intervento degli agenti di Polizia penitenziaria e dei medici del carcere

CAGLIARI - Un marocchino che ha compiuto 38 anni lo scorso 15 gennaio, A.K., rinchiuso nel Centro diagnostico terapeutico del carcere di Buoncammino a Cagliari, ha cercato di togliersi la vita ingoiando sette pile e diversi oggetti di metallo. L'uomo sarebbe stato salvato in extremis grazie all'intervento degli agenti di Polizia penitenziaria e dei medici del carcere. Il tentativo di suicidio sarebbe legato al rifiuto opposto alla richiesta del detenuto di scontare la pena in Lombardia, dove l'uomo ha vissuto negli ultimi tempi.
L'uomo è stato incontrato da Maria Grazia Caligaris, sottolineando «la condizione di particolare solitudine in cui vive la maggior parte dei cittadini stranieri extracomunitari dentro le strutture detentive». «La territorialità della pena è un principio che deve essere rispettato anche per gli extracomunitari radicati in aree territoriali della Nazione. Nel caso specifico - precisa - il detenuto, arrestato a Milano, pur in possesso del permesso di soggiorno, non ha una casa né un amico o un parente che possa ospitarlo».
«Gli è in pratica preclusa la possibilità di lavorare – rileva la presidente di SdR – perché ha necessità da un anno di un intervento chirurgico a un ginocchio ma la sua richiesta giace in una cartella di ospedale in attesa che si liberi qualche posto per un ricovero». «Il caso del giovane marocchino – conclude Caligaris – è anche emblematico del fallimento del decreto “svuota carceri». Pur dovendo scontare una pena residua di 10 mesi e quindi poter avere accesso ai domiciliari, l’uomo non può fruirne perché, al pari di alcune centinai di reclusi sardi, italiani e stranieri, non ha una casa, non ha un reddito, non è in grado di bastare a se stesso.
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