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Red
28 marzo 2011
«A Roma la questione Sardegna»
«La pazienza dei sardi è stata abbondante ma è giunta al limite: è il momento di dire basta e di farlo una volta per tutte». Durissimo il commento di Mario Bruno in seguito allo spostamento delle vertenze col Governo

CAGLIARI - «La pazienza dei sardi è stata abbondante ma è giunta al limite: è il momento di dire basta e di farlo una volta per tutte. Lo slittamento da parte del governo delle date fissate per i vertici delle vertenze Eurallumina (pare al prossimo 14 aprile) e Vinyls (prevista per domani, ma rinviata ancora) è intollerabile». Così Mario Bruno, capogruppo Pd in consiglio regionale sulle tante questioni aperte con il Governo centrale.
«Regione e governo non sono più credibili: il premier Berlusconi sia chiamato a rispondere delle sue promesse, delle sue telefonate elettorali a Putin e a Scaroni. Non le ha dimenticate nessuno, tanto meno i lavoratori. Gli incontri vengano convocati a Palazzo Chigi e siano presieduti almeno dal sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta: il governo garantisca un segnale di attenzione autentica dopo tanto procrastinare».
«Intanto il centrodestra assiste in silenzio sia a Cagliari che a Roma, forse per paura di disturbare. Il presidente Cappellacci - attacca Mario Bruno - non ha voce nè peso politico, si limita a deboli rassicurazioni sistematicamente smentite dai fatti. I deputati sardi, invece, in una maggioranza che si regge su pochi numeri, oggi potrebbero provare a mettere in crisi il governo. Sarebbe un fatto inedito e clamoroso nella storia parlamentare, ma hanno evidentemente altri obiettivi: gli interessi della Sardegna vengono dopo. È una situazione che mette molta tristezza».
Rimane solo la mobilitazione. «Il Consiglio regionale partecipi ad una grande unitaria manifestazione dei lavoratori a Roma - conclude l'esponente politico offra supporto concreto alle vertenze in atto, faccia tutta la pressione necessaria perché il governo non assista distratto e complice allo smantellamento del tessuto industriale sardo».
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