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Marco Vuchich 1 luglio 2003
Cacciati i nomadi è rimasta la "terra di nessuno"
Nello spiazzo tra Via E. Costa e Via degli Orti doveva nascere una casa di prima accoglienza voluta dalla Curia Vescovile. Dove sono finite le proteste del quartiere contro le zecche e la richiesta di verde pubblico?
Cacciati i nomadi è rimasta la

E' passato poco più di un anno dalla "rivolta" degli abitanti dei palazzi di Via Enrico Costa, allorchè scesero in piazza per protestare contro la decisione della Curia Vescovile di assegnare, seppur momentaneamente, una vecchia catapecchia alla famiglia nomade degli Hadzovic. Lo spiazzo tra la via Costa e la Via degli Orti, dove è sita la costruzione in oggetto, fu invaso da decine di famiglie che, con striscioni e scritte di protesta, movimentarono parte dell'opinione pubblica e degli esponenti politici di fresca nomina. L'ipotesi di destinare il rudere a casa di prima accoglienza pare che sia stato accantonato, così come il sogno degli Hadzovic di avere un tetto sulla testa. Dispersi nel vento anche gli slogans degli abitanti del quartiere. "Vogliamo decoro e sicurezza!", questo si leggeva nel grande telo bianco steso lungo la strada, quasi a supplicare gli automobilisti di passaggio di farsi carico delle aspettative di quei particolari cittadini, colpiti dalla macchia indelebile di avere "gli zingari sotto casa". Per carità, legittime rimostranze, soprattutto se una delle cause della veemente protesta era proprio la richiesta di verde pubblico, pulizia e vivibilità. E di verde, i signori, adesso ne hanno più che abbastanza, visto che dopo quei giorni di frenetiche trattative per sventare il pericolo nomadi, nessuno, nè comune nè privati cittadini hanno usato un rastrello o una zappa per "bonificare" la zona. Più che di area urbana sembrerebbe trattarsi di jungla tropicale, con cespugli alti e rigogliosi, altri secchi e spinosi, ma sempre all'insegna della rivincita di madre natura. La casetta del misfatto rimane lì, semi nascosta dall'albero di fico e dalle erbacce. Di quel decoro tanto urlato a gran voce, guardandosi intorno, non se ne vede alcuno. Le scritte in vernice rossa stanno lentamente sbiadendo e nessuno ha mai più sollevato la benchè minima protesta. Le zecche non fanno più paura e quella "terra di nessuno" è la dimostrazione che il vero obiettivo della protesta furono solamente loro: gli Hadzovic. Tutto il resto un infarcimento di banalità, tra le quali le promesse fatte dai politici, accorsi in giacca e cravatta a promettere un futuro che puntualmente non è stato.
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