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Antonio Sini
18 marzo 2005
Oggi nuovo sciopero nel pubblico impiego
Il Contratto Nazionale dei lavoratori pubblici è scaduto da 14 mesi, una situazione paradossale e insostenibile, dopo due scioperi generali non è neanche iniziato il dialogo fra le parti

ALGHERO - Il Contratto Nazionale dei lavoratori pubblici è scaduto da 14 mesi, una situazione paradossale e insostenibile. Dopo due scioperi generali, il Governo non ha ancora avviato le trattative per concludere positivamente la vertenza. I lavoratori pubblici sommano lo stato di disagio e precarizzazione della propria attività, il danno che deriva dalla mancata copertura dei salari dall’inflazione. Le risorse per un giusto contratto devono essere trovate, sostengono i lavoratori pubblici, il contratto nazionale è un diritto che non può essere negato. Non può essere presa a giustificazione di questo stato di cose la situazione della finanza Pubblica, mentre continua lo spreco vergognoso di risorse, per appalti, consulenze e beni. Ecco perché lo sciopero di oggi ha un senso. Occorre costruire un consenso diffuso intorno al valore del lavoro pubblico, perché bisogna resistere ai tentativi di portare i lavoratori e sindacati allo sfinimento a all’accettazione passiva di scelte politiche penalizzanti, si afferma. Oramai anche nel settore pubblico la precarietà sta diventando una regola. La riforma fiscale che ha drenato le risorse per i contratti del pubblico impiego, e causato una valanga di aumenti delle imposte indirette, ha, di fatto, lasciato fuori i redditi di gran parte dei lavoratori. In questo modo si cancella la speranza di una società. Si badi bene, questo non è uno sciopero a sostegno di una trattativa, perché in realtà fino ad oggi per il rinnovo del contratto non ci si è ancora seduti al tavolo della trattativa. Ma da più parti si sollecita la ripresa economica alimentando i consumi: ma come è possibile alimentare i consumi senza rinnovi contrattuali?
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