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Antonio Sini 29 marzo 2005
La Riviera del Corallo non è la Costa Smeralda
Ad Alghero si è già messa in moto la macchina dell’industria turistica, sarà un anno duro nelle prospettive, in costa Smeralda di certo non sorridono
La Riviera del Corallo non è la Costa Smeralda

ALGHERO - Coast to coast, per vedere e apprezzare due realtà turistiche a confronto. Da ovest della Sardegna, Alghero, a Est, Costa Smeralda. Nella nostra città, già in settimana, avevamo visto tanti turisti (per carità non da tutto esaurito!), ma che Alghero sia ancora meta ambita e preparata per accogliere turisti anche dell’ultima ora, nessuno può disconoscerlo. Tantissimi giovani e persone di mezza età nella mattinata di Pasquetta, classica “uscita” fuori porta. Ci troviamo con i soliti amici in piazzetta Sulis, uno sguardo al tempo: soffia un discreto maestrale, la bella giornata è garantita. Uno la “tira” nel mucchio: «andiamo in Costa, dall’altra parte? in Costa Smeralda!? È questa non è Costa! Ribadiamo, ma veniamo messi in minoranza. Si mettono in moto le macchine, e via verso la costa orientale Sarda: lo avessimo preparato! Per strada, la colonna che si sta scaricando verso Alghero è imponente: traffico intenso ma tutto sommato in ordine. La Sassari – Olbia è una strada da incubo. Si ha voglia di avere vetture comode, la strada è penosa. Sconnessa, stretta, con lunghi tratti dove sorpassare è un sogno, premettendo che la linea longitudinale stradale è continua, quindi vietato dal codice stradale. Ma arriviamo a Olbia e subito svincoliamo per Porto Rotondo. Traffico tanto, ma non come quello che abbiamo lasciato ad Alghero. Sosta obbligata, nel regno dei Vip, si spera in un incontro fortunoso, ma …niente di niente. Alle ore 12,05 la piazzetta di Porto Rotondo era desolatamente deserta. La foto ne è la prova. Una trentina di turisti indigeni, tavolini vuoti, sedie accatastate. Turisti pochini, se c’erano, erano nascosti, imperava “la limba”! Strano, eppure la giornata era eccezionale, ma come si diceva un tempo era un…mortorio, altro che Vip! Siamo fuggiti verso Nord, verso Porto Cervo, e qui diamine qualcuno ci sarà, almeno godremmo al Porto turistico. Incredibile a dirsi ma parcheggiati al Porto, non c’era neanche un naviglio, un panfilo, un’imbarcazione d’altura. Porto Cervo, quasi come Porto Rotondo: vuoto nella sua peculiarità, le barche alla fonda. Si vedono tanti giovani che vagano fra le boutique aperte e…basta! Turisti? Ma!! Per noi c’erano tanti sardi d’immigrazione, che hanno fatto sorridere i ristoranti della zona e gli agriturismo, e la rivendita di gelati in riva al mare. E allora? Abbiamo avuto la sensazione che in Costa Smeralda in questa settimana la stagione turistica non sia neanche iniziata, sarà un segnale premonitore? Come leggerlo per il futuro? Certo è che altri anni, all’indomani di Pasqua, Porto Rotondo e Porto Cervo pullulavano di gente, con le piazzette stracolme e tanti turisti che si godevano i primi veri raggi di sole “scottanti”. Odore di crisi? Può anche darsi. Il Paradiso di pochi, sembra essere snobbato, sicuramente ci sono segni di declino. Nel regno del cemento a pochi passi dal mare si nota un altro modo di fare economia: si continua a costruire, sempre verso la costa, costruzioni che si vendono, arricchiscono le immobiliari e impoveriscono la realtà circostante. E’ facile capire perché si vogliono fare una, due, tre coste smeralde, perché ci pare che sia cambiato proprio tutto! Soprattutto nella testa di chi oggi concepisce la crescita della Costa nord-orientale.
Noi? Noi per un momento ci siamo sentiti orgogliosi della nostra Alghero, dove l’economia si muove nel rispetto dell’ambiente che ci circonda, dove i nostri alberghi sono in costa e non, ma la speculazione qui no ha trovato terreno fertile, e mi sia concesso di dire che la Costa siamo noi!

Nella foto: Porto Rotondo



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