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Red
15 settembre 2012
«Vertenza entrate sempre in perdita»
Lo ha detto il deputato sardo Mauro Pili in riferimento al disegno di legge del governo Monti che ha dovuto obbligatoriamente applicare la sentenza della Corte Costituzionale, intervenuta dopo l’approvazione della finanziaria del 2012

CAGLIARI - «La decisione obbligata del Governo Monti, dopo l'ultima sentenza della Corte Costituzionale, di prevedere una regolazione contabile a favore della Sardegna di un miliardo e 383 milioni per il 2012 è un atto dovuto che non chiude la vertenza entrate. Un restituire parte del maltolto che conferma il gioco finanziario contabile di prendere da una parte e restituire solo in parte dall’altra. E anche in questo caso una buona parte della copertura della regolazione contabile si preleva dal fondo delle regioni a Statuto speciale, aggiungendosi ai gravissimi tagli degli ultimi tagli inferti alla Sardegna e ai suoi comuni».
Lo ha detto il deputato sardo Mauro Pili in riferimento al disegno di legge del governo Monti che ha dovuto obbligatoriamente applicare la sentenza della Corte Costituzionale, intervenuta dopo l’approvazione della finanziaria del 2012. «Il provvedimento che sarà discusso nei prossimi giorni dalla Camera non sana - ha detto Pili - una vertenza Entrate che in questi ultimi anni ha subito durissimi colpi illegittimi e incostituzionali». «L’assestamento di 1.383 milioni a favore della Sardegna è un atto dovuto – ha detto Pili. Guai parlare di chiusura della vertenza entrate perché l’applicazione della norma del 2006 con la modifica dell’art.8 dello Statuto era già in perdita in partenza con il trasferimento alla regione dell’onere totale della Sanità e quello indefinito della continuità territoriale e risulta ancora più in perdita oggi con i tagli intervenuti nell’ultimo anno».
«Il bilancio dei tagli inferti alle Regione Sardegna è tale – ha detto Pili – che rende monca la definizione di una vertenza complessa come quella delle entrate, proprio perché lo Stato dal 2006 in poi non solo ha scaricato sulla Sardegna un onere gravosissimo e in continuo aumento come la sanità ma ha messo a segno colpi letali alle finanze della Regione con sistematici e consistenti tagli ai trasferimenti». «Occorre insistere con l’impugnativa alla Corte Costituzionale delle norme che hanno ridotto drasticamente le entrate alla Regione Sardegna – ha detto Pili. I tagli compiuti alle entrate della regione Sardegna negli ultimi tre provvedimenti finanziari sono illegittimi perché in totale violazione della Costituzione e dello Statuto regionale. Per questa ragione il provvedimento del governo costituisce una regolazione contabile del maltolto e non si può minimamente pensare di chiudere la vertenza entrate. Si tratta di un obbligo economico finanziario che non deve far dismettere nemmeno un punto della vertenza entrate».
«Questo assestamento di bilancio conferma semmai, come ho sostenuto sin dall’inizio della vertenza entrate – ha detto Pili – l’esigenza di intraprendere nei confronti dello Statuto una serrata azione di difesa costituzionale. Oggi più che mai, dinanzi ai tentativi di colpire le autonomie speciali, occorre ricorrere alla Corte Costituzionale per sancire e difendere le prerogative sia dello Statuto che della stessa Costituzione». «Non è un caso che tale provvedimento di assestamento – conclude Pili – avvenga in seguito agli effetti del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, e del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16. Due provvedimenti illegittimi che hanno prelevato a mani basse sulle entrate della Regione sarda e che devono essere impugnati per evitare che lo Stato, con questo meccanismo di reiterata violazione statutaria, ripiani i debiti con la Sardegna facendo ulteriori tagli sempre alla Sardegna. Da una parte taglia e dall’altra restituisce solo in parte».
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