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S.A. 6 marzo 2013
Lavoro domestico, pochi stranieri nell´Isola
Primato assoluto nazionale per l´isola: quello della percentuale più bassa di stranieri operanti nel settore, solamente il 23,7% con poca fortuna per badanti, donne per le pulizie, baby sitter e addetti alle varie tipologie assistenziali a domicilio perché “riserva” di mamme, figlie e sorelle
Lavoro domestico, pochi stranieri nell´Isola

CAGLIARI - Le caratteristiche del mondo del lavoro domestico confermano, indirettamente, i molti vincoli che ancora legano il mercato del lavoro sardo riferito alle donne. E' l'ultimo rapporto della Cisl sarda sul lavoro domestico ad evidenziarlo: solo l’1,2% di tutti i lavoratori domestici italiani opera in Sardegna. Con un primato assoluto nazionale per l'isola: quello della percentuale più bassa di stranieri operanti nel settore, solamente il 23,7% con poca fortuna per badanti, donne per le pulizie, baby sitter e addetti alle varie tipologie assistenziali a domicilio perché “riserva” di mamme, figlie e sorelle.

A differenza del resto della penisola dove questo tipo di professioni sono prevalentemente appannaggio della popolazione straniera, che copre l’80% della manodopera totale del settore: in prevalenza donne, età media 43 anni, 27 ore di lavoro a settimana ( per un totale di 35 settimane) con una retribuzione annua di 6.441 euro. Ritornando alla Sardegna, la provincia sarda con la maggiore incidenza di lavoratori stranieri nel settore domestico è Sassari: il 28,5%, seguono Cagliari (22,8%), Oristano (22,3%) e Nuoro (19,7%). La principale spiegazione del poco spazio riservato ai lavoratori domestici è da ricercare in quello storico “serbatoio” di apparente inattività femminile che anche a fine dello scorso 2012 registrava nell’isola 273.000 donne senza lavoro, di cui 31 mila lo cercano ma non attivamente, 6 mila pur cercandolo non sono subito disponibili, 33 mila non cercano ma se ci fosse la concreta possibilità timbrerebbero subito il cartellino, mentre 203 mila non cercano e non sono disponibili al lavoro.

Che cosa fa questo esercito di donne? La maggior parte dirige la casa, si dedica al marito e ai figli, assiste gli anziani genitori, in un mix di ruoli: moglie, madre, baby sitter, badante, infermiera, donna delle pulizie, domestica, insegnante di sostegno. Non solo, dunque, gli affetti più importanti di un lavoro esterno alla casa, ma anche organizzazione sociale che non permette di conciliare i tempi della famiglia con quelli del lavoro. Se il lavoro è precario, conviene rivoluzionare per uno-due mesi di stipendio tutta l’organizzazione familiare? Per questo il messaggio di Oriana Putzolu, segretario regionale della Cisl sarda è chiaro: «Anche dal lavoro domestico un forte richiamo alla politica regionale per la costruzione di un sistema economico normativo che elimini precariato, tuteli la famiglia, crei una moderna e diffusa rete di servizi socio-assistenziali».
14/1/2026
Le domande di ammissione alla selezione dovranno pervenire a Unitelsardegna entro le ore 13 del 26/01/2026



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