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Antonio Burruni 7 ottobre 2013
Jocs: Quando la playstation era una molletta
La manifestazione Giochi tradizionali, una chiave d’accesso alla cultura sarda, ha riscosso un buon successo, interessando un attento pubblico e riunendo, almeno una volta, adulti e bambini
Jocs: Quando la playstation era una molletta

ALGHERO - «L’uomo è veramente uomo soltanto quando gioco». Nelle parole del filosofo di fine Settecento Friedrich Schiller, c’è l’essenza di una storia. La storia dell’uomo, che cresce e si evolve, ma non dimentica mai di utilizzare una parte del suo genio, delle sue capacità e del suo impegno per rendere sempre migliori, più attuali e divertenti “i giochi”.

Buon successo di pubblico per “Jocs de la tradiciò popular”, la manifestazione “Giochi tradizionali, una chiave d’accesso alla cultura sarda” curata da Giovanni Corbia, organizzata dalla Regione Autonoma della Sardegna e dall’associazione “Umpare”, con il patrocinio del Comune di Alghero, della Generalitat de Catalunya-Espai LLull de l’Alguer, dell’Omnium Cultural de l’Alguer e dall’associazione “Asdamt”.

Sabato pomeriggio, grandi e piccini si sono recati negli ex locali del Circolo Marinai per iniziare un viaggio nella cultura sarda ed algherese, che si intreccia con quella italiane e si trasforma in semplice gioco, in un parallelismo di idiomi diversi, ma dal sapore simile. Mentre al centro della sala era visitabile gratuitamente la “Mostra dei giocattoli”, il moderatore Giovanni Corbia, dopo i saluti del direttore dell’Espai LLull de l’Alguer Joan-Elies Adell e del presidente dell’Omnium Cultural Stefano Campus, ha introdotto Paolo Sirena (direttore del “Museo sa Corona Arrubia”), che con slide ed aneddoti, ha illustrato al pubblico “La collezione dei giochi antichi”, foto e storie di tanti giochi e giocattoli (dai più noti, a qualcuno più dimenticato), che hanno unito le diverse generazioni isolane. Giocattoli come veicoli della lingua e gioco con «una valenza sociale e di rappresentanza – spiega Sirena – perché coinvolge gli altri e ha un valore didattico, perché ha a che fare con la sfera della fisicità, ma allo stesso tempo, serve la fantasia e gli stimoli». Dalle bambole di pezza a “Su Furriottu” (oggetto multifunzionale: sonaglino per bambino, giocattolo simile allo yo-yo, ma, se impreziosito, anche pegno d’amore tra fidanzati), da “Is cimingioneras” (intinto nel latte e nel caffè, veniva dato ai bimbi per tenerli tranquilli, quasi come un moderno ciuccio) a “Su didabi po stittai” (una sorta di ditale intriso di succo di limone o altro gusto sgradevole, utile per far smettere ai bambini di succhiarsi il pollice), fino ai giochi sonori, costruiti anche con materiali riciclati.

La parola è poi passata al giornalista Michele Serra, che, in lingua algherese, ha illustrato ai presenti “I giochi e giocattoli ad Alghero”, per poi lasciare il microfono all’ebanista Agostino Piano, che si è occupato de “Il recupero, la costruzione e l’utilizzo dei Giocattoli”. In chiusura, spazio ai più piccoli, con le dimostrazioni pratiche dei giochi, che ha sottolineato, una volta di più, con la fantasia batta ancora oggi i più moderni giochi elettronici. E sabato, anche una molletta ed un elastico sono bastati per far sorridere un bambino.

Foto d'archivio




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