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A.B.
17 aprile 2015
Stay Human: Alghero ricorda Arrigoni
L’iniziativa era inserita all’interno delle attività organizzate per tutto il mese di aprile nello spazio pubblico ResPublica ed era organizzata in collaborazione con l’Associazione Jana Project e con il Collettivo Studentesco

ALGHERO - Anche ad Alghero, come in molte altre città in Italia, in Palestina e nel mondo, si è ricordato Vittorio Arrigoni (volontario, attivista, pacifista, voce libera che raccontava la situazione palestinese dall'interno) ucciso nella Striscia di Gaza quattro anni fa, nella notte tra il 14 ed il 15 aprile 2011. L’iniziativa era inserita all’interno delle attività organizzate per tutto il mese di aprile nello spazio pubblico “ResPublica”, l'ex caserma ora occupata e autogestita, nel centro di Alghero (ingresso in Piazza Pino Piras), ed era organizzata in collaborazione con l’Associazione Jana Project e con il Collettivo Studentesco. Donne e uomini, giovani e adulti, attivisti e studenti, si sono incontrati per ricordare l'impegno di Arrigoni per la Palestina ed il suo messaggio di pace e solidarietà, «oggi più vivo che mai, per andare oltre i nostri confini, mentali e territoriali», hanno sottolineato gli organizzatori. “Stay human–restiamo umani”, si chiudevano sempre così gli articoli che Vittorio Arrigoni scriveva da Gaza, sotto attacco nel 2009 durante l’operazione “Piombo fuso”. Raccontava non solo come giornalista, non solo come attivista internazionale, ma come uomo da sempre profondamente vicino a chi soffre e non ha i mezzi per difendersi. A distanza di quattro anni dalla tragica scomparsa, il ricordo di tutte le sue imprese non si è mai affievolito e diventa sempre più chiara l’importanza della sua azione e della sua immensa generosità.
«Arrigoni ha aperto un varco nella spessa cortina di silenzio e di menzogne costruite intorno al genocidio del popolo palestinese. Con i suoi lucidi reportage sotto le bombe, ricordava la necessità di restare umani davanti alle atrocità e scegliere sempre, con chiarezza, la via della pace», proseguono gli organizzatori. Mercoledì, ad Alghero, è stato ricordato attraverso le letture di alcuni suoi reportage, le parole della madre Egidia Beretta tratte dal libro "Il viaggio di Vittorio" e la proiezione del documentario "Stayng Human", realizzato da “Al Jazeera World”, con alcune interviste realizzate a Gaza, poco prima della sua scomparsa, nelle quali l’attivista dell’International Solidarity Movement documentava la vita quotidiana degli abitanti della città sottoposta ad assedio da parte di Israele. Invece, sabato 23 maggio, Egidia Beretta Arrigoni sarà a Sassari, al circolo “Il Vecchio Mulino, per presentare il libro epistolare Il viaggio di Vittorio, dove Egidia ha pubblicato la corrispondenza fra lei ed il figlio prima della tragica fine dopo il rapimento ed il barbaro assassinio. «Un vincitore è un sognatore che non si è arreso e che non ha mai smesso di sognare», questa frase di Nelson Mandela era l'epitaffio scelto da Vittorio Arrigoni, quand'era in vita, come iscrizione da apporre sulla sua tomba.
Nella stessa serata, sono state inaugurate due mostre, che si potranno visitare fino alla fine del mese nello spazio di Respublica. “#Gaza51” è la collezione di poster creati da Mohammed Hassona, giovane graphic designer di Gaza, e documentano in particolare l’ultima operazione militare di Israele contro la città, “Protective Edge”, durata cinquantuno giorni, con oltre 2mila vittime e conseguenze incalcolabili sulla vita degli abitanti. Hassona, studente in multimedia e graphic design nell’Università della sua città, rappresenta la giovane generazione di Gazawi che utilizzano il linguaggio dell’arte e della cultura per penetrare il silenzio dei media ufficiali, grazie anche all’uso dei social network. Espressione della nuova “Intifada digitale”, Hassona ha già esposto in diverse città europee ed ha ricevuto diversi premi. Nelle sue opere si legge la denuncia lucida della tragedia del popolo palestinese ed allo stesso tempo la speranza della pace. La mostra #Gaza51 viene presentata per la prima volta in Italia, dopo essere stata ospitata a Monaco di Baviera e a Belfast.
Inoltre, è stata inaugurata la mostra fotografica di Marcello Dongu “Buba–Al di là del confine”. «Quali sono i motivi che spingono una persona a lasciare il proprio paese nel quale è nato e vissuto per scegliere di vivere in un paese straniero? Penso che la parola più adatta sia “speranza”. Ci sono realtà in cui l’emigrazione è in funzione della ricerca di lavoro, ma ci sono realtà ancora più drammatiche dove i motivi di emigrazione sono dovuti a conflitti e persecuzioni che non lascerebbero scampo alle vite di queste persone sfortunate. Vivendo in paesi occidentali noi – spiegano gli organizzatori - non ci rendiamo conto di quanto possa essere difficile vivere in determinate zone, vivere minacciati e sotto un costante pericolo di morte, potendo fare solo una cosa: trovare il coraggio e la forza di attraversare il confine. Un confine rappresentato dal deserto o dal mare, una barriera naturale difficilissima da superare per riavere una speranza di vita. Io no so cosa sia più difficile se restare nel proprio paese in cui si è minacciati o affrontare un viaggio verso l’ignoto, ma queste persone sono spinte dalla speranza di cambiamento, affrontando i rischi e i pericoli che un viaggio del genere riserva loro».
(Foto di Giovanni Salis)
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