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A.B.
20 dicembre 2007
Nuovi appuntamenti con “Un’isola in Festival”
Proseguono gli spettacoli in diversi centri della Sardegna, tutti con ingresso gratuito

SASSARI - Proseguono gli appuntamenti che compongono la manifestazione “Un’Isola in Festival”. Nelle serate di oggi, domani e sabato, Cagliari, Carbonia, Guspini, Iglesias, Lanusei, Macomer, Mamoiada, Nuoro, Olbia, Olzai, Orgosolo, Ozieri, Paulilatino, San Gavino Monreale, San Teodoro, Sardara, Scano Montiferru, Serrenti, Sinnai, Tempio Pausania, Tortolì e Sassari, ospiteranno una serie di spettacoli. Proprio nel capoluogo turritano, questa sera, ore 20.30, il palcoscenico del Teatro Civico ospita “NeonElio umpàre”, il progetto dei Tenores di Neoneli, accompagnato dai musicisti Orlando Mascia, Giannetto Cocco, Onofrio Cocco, Bruno Camedda. Il progetto non si limita a replicare in altri contesti il consolidato spettacolo NeonElio, ma, ed ecco spiegato il termine umpàre (assieme), si prefigge di coinvolgere una dozzina di ballerini provenienti da diversi paesi della Sardegna (Ittiri, Oristano, Orgosolo, Samugheo, Neoneli, Nuoro), in una sorta di gruppo, umpàre appunto, che, in momenti precisi dello spettacolo, mostrano, indossando ognuno il policromo costume del rispettivo paese, il ballo tipico delle località menzionate. Quasi un collage di colori e costumi che, senza presunzione, può riassumere le tradizioni del ballo e dei costumi di gran parte dell’Isola. Per domani, venerdì 21 Dicembre, sempre alle 20.30, il cartellone del Teatro Verdi offre “Il paese del vento”, progetto artistico del “Teatro Akròama”, dall'omonimo romanzo di Grazia Deledda. L’adattamento teatrale è curato da Lelio Lecis, che si occupa anche della regia e dello spazio scenico. Gi interpreti saranno Elisabetta Podda (Grazia Deledda), Rosalba Piras (Nina), Mariano Corda (Attilio), Tiziano Polese (Gabriele), Carla Orrù (Marisa). L’opera narra dei sogni di ragazza di Grazia Deledda e il suo giovanile amore per “Gabriele”, fantasma che la perseguita fino alle soglie del matrimonio con un altro uomo, sono all'origine di questo romanzo squisitamente autobiografico e fortemente introspettivo, scritto nel 1931. Quando la scrittrice nuorese, all’apice della notorietà, sente che la sua vita declina, si accinge a raccontare la sua giovinezza nella metafora di questo romanzo, forse col segreto intento di chiarire e puntualizzare quella stravagante passione giovanile, per tema che le sue lettere, passate in mani di sconosciuti, potessero un giorno essere fraintese e gettare ombra sulla sua immagine di donna e di scrittrice. Alla fine del libro sarà perciò molto esplicita: «Non pensavo di negarlo, e neppure di spiegarlo, il mio contegno di quel tempo, tanto più che non riuscivo a spiegarlo neppure a me stessa; e se oggi scrivo questo libro è per giustificarmi di fronte ai vivi ed ai morti e soprattutto di fronte alla mia coscienza».
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