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Giovanni Baldassarre Spano 27 ottobre 2020
L'opinione di Giovanni Baldassarre Spano
Sanità algherese: J´Accuse
<i>Sanità algherese: J´Accuse</i>

Passato il giusto tempo di attesa, per esprimere con lucidità un commento sul susseguirsi di eventi che coinvolge la sanità algherese e del nord ovest della Sardegna, il Comitato Uniti contro la chiusura dell’Ospedale Marino ritiene di esprimere qualche opportuna considerazione. Citando il grande Emile Zola: J’Accuse! La prima di queste accuse sta nel come sia potuto accadere che Alghero sia diventata la città che subisce il suo futuro senza viverlo, soprattutto in ambito dei servizi sanitari. Come è potuto accadere? La risposta meriterebbe un’ampia valutazione. Come detto in più occasioni è stato determinato da un lento declino, che in tempi recenti ha assunto un passo di carica. Sin dall’inizio di questa battaglia, circa un anno fa, avevo evidenziato come il piano sanitario 2020, vigente all’epoca, prevedeva che il Reparto di Ortopedia del Marino fosse destinato ad essere incorporato nel presidio del civile, congiuntamente all’unificazione dei servizi di pronto soccorso e al trasferimento della lungo decenza di Ittiri nel complesso del Regina Margherita. Ricordo la manifestazione, che facemmo e cosa ne seguì. In tempo reale ci venne detto che l’Ortopedia del Marino sarebbe stata salva e potenziata.

Il giudizio sulle nostre istanze, espresso pubblicamente da taluni personaggi istituzionali, le classificò come “litanie”, ma il presidio è rimasto nel suo immobilismo; anzi è incappato in una sorta di ruota della (s)fortuna, la cui asticella in questo infausto 2020 si è fermata sulla casella “Passaggio alla Aou”. Questo come è accaduto? Ad oggi non si conosce il perché, nonostante sia stato plurimamente richiesto. Il progetto, divenuto Legge regionale, fu presentato in via principale attraverso il beneficio conseguente all’istituzione di un reparto dedicato alla chirurgia robotica ortopedica. Noi del Comitato non esprimemmo un giudizio aprioristico o ideologicamente contrario, ma come scrivemmo tempo dopo allo stesso presidente Solinas, vi erano punti che meritavano delle rassicurazioni, quali ad esempio la sorte del Dea di primo livello. Come espresso nella citata missiva, avevamo precedentemente chiesto di poter porre queste domande in un Consiglio comunale aperto, direttamente all’assessore alla Sanità Nieddu ad Alghero, ma egli non venne e l’assise fu tutto tranne che aperta. Tuttavia, il progetto fu portato trionfalmente in campagna elettorale, con doviziosa illustrazione dei mirabolanti vantaggi riguardanti il “turismo sanitario”. Il riscontro politico fu cospicuo, ma i turisti sanitari restammo noi. Ora che cosa succede? Come in un grottesco gioco dell’oca, la città ha pescato il suo “imprevisto” e su di noi si è abbattuta una tegola sulla testa, anzi ci è stata scagliata. Di colpo, apprendiamo come una subintensiva del Civile da no-Covid diviene operativa per pazienti Covid, con una procedura di accreditamento che non si comprende che sorte abbia avuto.

Come se non bastasse, il Regina Margherita, con i suoi complessivi quarantasette posti letto totali, pare avviato nella direzione di divenire un presidio per pazienti covid. Se così fosse, diverrebbe il bacino di p.l. Covid, in unico luogo, più grande dell’Isola. E l’Ortopedia del Marino? Si trasferirà dentro il Civile, in linea con il famoso piano sanitario di cui parlavo prima e in continuità con l’operato della precedente Giunta regionale. E la chirurgia robotica e le specialità promesse? Attendiamo la prossima casella del tragico gioco chiamata: convenzione con l’Università di Sassari. Illustrato circa un anno di incredibili avvenimenti, restano poche certezze: Alghero pare non avere voce in capitolo su niente e il dirigismo Cagliaricentrico è lo stesso indipendentemente da quale sia il colore di Giunta. Ritengo che la misura sia colma. Via Columbano batta un colpo e si convochi un vero Consiglio comunale aperto, che comprenda anche comitati ed associazioni di cittadini. Vogliamo risposte. Ora dobbiamo affrontare prioritariamente questa terribile emergenza pandemica, ma non navigando a vista. Quello che sta accadendo ad Alghero ed in altre parti della Sardegna è la conferma che ciò sta dannatamente avvenendo. Non possiamo considerare accettabile che i nosocomi algheresi possano paralizzarsi o trasformarsi in lazzaretti in proporzione assolutamente maggiore rispetto ad altri centri ed in più senza nessuna spiegazione, specie da parte di chi sino a ieri non esitava a comparire in selfie a tema. Non possiamo accettare più un uso politico o propagandistico della nostra sanità e questo da chiunque. Continueremo la nostra battaglia per la sanità algherese senza arretrare di un passo, con una determinazione di ferro e garantendo la massima solidarietà sia al personale sanitario che all’utenza.

* portavoce gruppo Uniti contro la chiusura dell’Ospedale Marino
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