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Red 18 aprile 2009
Generalitat a l´Alguer: «Sardegna in Catalogna»
L’idea diventa accettabile solamente a patto che gli algheresi sappiano esattamente quali sono le funzioni dell’ufficio. «La Regione Sardegna si impegni a fare altrettanto in terra catalana»


ALGHERO - Si accende il dibattito in città, a un mese dall'apertura in Municipio della sede diplomatica della Generalitat di Catalunya. Dopo il confronto tra gli ex sindaci Sechi, Loffredo e Baldino e la presa di posizione del presidente Pro Loco Raniero Selva, interviene Enrico Chessa, «partendo dal presupposto che il problema non è tanto l’ubicazione della sede, quanto la reale utilità del progetto e i presupposti ideologici che lo sostengono», precisa.

Che senso ha, si domanda Chessa, una delegazione della Generalitat ad Alghero, e a chi serve e quali benefici ne trarranno gli algheresi e i sardi in generale. I vincoli linguistici (e non culturali, come invece vogliono farci credere) giustificano realmente la realizzazione del progetto? Dobbiamo, in sostanza, cercare di capire la consistenza del progetto senza farci travolgere dall’entusiasmo che nasce da un’idea equivocata di catalanità.

Tre sono le motivazioni che giustificherebbero l’apertura dell’ufficio -puntualizza Enzo Chessa: La sede della Generalitat come supporto al recupero linguistico; come strumento per agevolare gli interscambi fra Alghero e la Catalogna; e presupposto per rafforzare i vincoli socio-economici fra le due realtà. «Alghero possiede già le risorse logistiche e tecniche per poter elaborare autonomamente strategie per il recupero della lingua - sottolinea però Chessa - esiste un assessorato alla cultura del comune, un assessorato alla cultura (con ufficio per la lingua) della Regione Sardegna, le università di Sassari e Cagliari, diverse associazioni culturali, linguisti e sociolinguisti locali».

«Lo stesso discorso vale per gli scambi, che già avvengono sia in virtù delle nuove logiche “imposte” dalla globalizzazione, sia per il lavoro svolto dalle istituzioni e dalle associazioni culturali. Delle tre, solo la terza motivazione sembrerebbe tenere in piedi – seppur a fatica – il progetto. Sebbene sia le istituzioni (Comune, Provincia, Regione), sia le associazioni di categoria (Confcommercio, Confartigianato, ecc.) adempiono già il ruolo di promotori economici, l’ufficio della Generalitat potrebbe offrire agli imprenditori sardi maggiori opportunità di sviluppo. Su queste basi - precisa - l’idea sarebbe dunque accettabile».

Ciò nonostante, credo sia opportuno riflettere sulle parole pronunciate dal vicepresidente del Governo catalano, Josep-Lluís Carod-Rovira. La casa della Generalitat – ha dichiarato – non avrà lo status di delegazione all’estero, ma sarà un ufficio di rappresentanza, in virtù dei legami linguistici e culturali tra Alghero e la Catalogna. La delegazione del Governo catalano – se ne deduce – assume le caratteristiche di un progetto tutto interno; ovvero: nazionale!

L’idea, conclude Enzo Chessa, diventa totalmente accettabile solamente a patto che gli algheresi sappiano esattamente quali sono le funzioni dell’ufficio e come si intende adempiere tali funzioni; che la delegazione della Generalitat abbia lo status di ufficio del Governo catalano in terra sarda, quindi all’estero; che l’ufficio si inserisca, per tanto, all’interno di una logica di rapporti fra nazioni senza stato, la Catalogna e la Sardegna, appunto, di cui Alghero è parte integrante; che la scelta dell’ubicazione ricade su Alghero per i vincoli linguistici che legano le due realtà; che la Regione Sardegna si impegni, compatibilmente con le sue risorse finanziarie, a fare altrettanto in terra catalana; che la Generalitat, d’altra parte, assecondi il progetto sardo e si impegni formalmente a favorire la nascita di un ufficio della Regione Autonoma della Sardegna in Catalogna.
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