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Red
15 ottobre 2009
Industria, nuova mobilitazione
A distanza di tre mesi dalla mobilitazione di luglio in difesa dell’industria e per rilanciare e consolidare il sistema produttivo regionale sono intervenute ben poche novità positive

SASSARI - La Cisl sarda sui problemi dell’industria e del rilancio dei siti produttivi è pronta a una nuova mobilitazione dei lavoratori e ad adottare forme di lotta più incisive di quelle che hanno caratterizzato l’inizio dell’estate del 2009. A distanza di tre mesi dalla mobilitazione di luglio (il 10 a Cagliari e il 16 ad Abbasanta) in difesa dell’industria e per rilanciare e consolidare il sistema produttivo regionale, infatti, sono intervenute ben poche novità positive.
Dopo l’incontro di Roma, che ha avviato il confronto con il Governo, e dove è stato deciso di sospendere il blocco dell’impianto petrolchimico di Portotorres, a settembre – questo era l’impegno - si sarebbe dovuto tenere il tavolo sulla chimica della Sardegna, in attesa di avviare il tavolo generale a Palazzo Chigi sulla riscrittura dell’intesa istituzionale di programma, che dovrebbe ridefinire il rapporto della Regione con lo Stato e reperire le risorse per rilanciare il sistema-Sardegna.
Nulla di ciò è avvenuto, precisano i sindacati dei lavoratori. Non viene convocato il tavolo per la chimica, nonostante a Portotorres si attendano da mesi risposte certe sul futuro di quel sito e sul destino dei lavoratori. Risposte che devono andare ben oltre la semplice proposta di realizzazione di alcuni depositi di carburante. Progetto, questo, che tutto può rappresentare fuorchè il rilancio della chimica sarda.
«E’ tempo che Eni e Governo confermino gli intendimenti annunciati in occasione dell’incontro del 21 luglio 2009. Assicurino con atti concreti che la chimica non andrà via dalla Sardegna, che si faranno gli investimenti sulla filiera del cloro e che il sito di Porto Torres riceverà gli investimenti adeguati per abbattere le diseconomie e rilanciare la sua capacità produttiva. Non si può parlare di sola chimica senza rivedere e riscrivere il rapporto Stato-Regione così come definito nel verbale del 10 luglio 2007».
La Cisl ritiene che la Regione debba adottare un’iniziativa forte nei confronti del Governo, il quale - a sua volta – dovrà convocare tempestivamente il confronto con Regione, sindacati e imprese per definire tempi e risorse per il rilancio delle attività produttive del tessile, dell’agroalimentare, della nautica e del minerometallurgico che nell’ultimo periodo ha messo fuori produzione 750 lavoratori. L’obiettivo è consolidare la base produttiva esistente e favorire una perfetta integrazione del sistema Sardegna col sistema nazionale.
«A tal fine è necessario anche realizzare il pacchetto delle infrastrutture, senza le quali qualunque ipotesi di rilancio del sistema industriale diviene impossibile, e avviare la parte del federalismo fiscale che per la Sardegna deve assumere il carattere della solidarietà di modo che si possano finanziare interventi finalizzati ad abbattere il divario sociale tra la Sardegna e le restanti regioni del Mezzogiorno».
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