|
Red
13 novembre 2009
Traffico merci: Fs abbandona la Sardegna
La società pubblica Ferrovie dello Stato ha infatti deciso unilateralmente di abbandonare la tratta Sardegna-continente dopo decenni di attività. Lo denuncia l’Associazione Socialismo Diritti Riforme

SASSARI - «E’ finito il traffico merci su rotaia tra Sardegna e Penisola e l’isola è uscita definitivamente dai circuiti europei. La società pubblica Ferrovie dello Stato ha infatti deciso unilateralmente di abbandonare la tratta Sardegna-continente dopo decenni di attività con considerevoli finanziamenti dello Stato e della Regione. Un vergognoso atto di protervia mentre il Governo nazionale sostiene in ogni occasione di prestare particolare attenzione all’economia del Mezzogiorno e delle isole».
Lo denuncia l’Associazione Socialismo Diritti Riforme che, sicura di un forte intervento della Regione, delle associazioni degli industriali e delle aziende seriamente danneggiate dall’assenza del trasporto merci su rotaia, esprime solidarietà alle organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo sciopero al oltranza «fino a quando l’azienda F.S. non si renderà disponibile a valutare ipotesi diverse della dismissione».
«Trenitalia, incurante degli impegni assunti con la Regione Sardegna e dell’inchiesta giudiziaria in corso per interruzione di pubblico servizio, ha infatti deciso – sottolinea Maria Grazia Caligaris presidente dell’associazione e promotrice, da consigliera regionale socialista, dell’esposto denuncia alle Procure della Repubblica e della Corte dei Conti – di non rinnovare le concessioni a RFI per la tratta Golfo Aranci-Civitaveccia e di chiudere dal 1° dicembre l’impianto dello scalo laziale».
«L’atteggiamento delle Ferrovie dello Stato nei confronti della Sardegna non solo è assurda ma dimostra un’inaccettabile arroganza che la Regione ed il Consiglio regionale non possono assecondare. E’ indispensabile che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti intervenga per far revocare le decisioni assunte da Trenitalia che mettono in crisi aziende come la Keller, con oltre 500 posti di lavoro a rischio, danneggiano l’economia dell’isola e accrescono, in un momento delicato per la ripresa, le difficoltà dei sardi».
|