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A.B. 26 dicembre 2009
Lavoro: La Cisl chiede una svolta nelle strategie
Trecentocinquantamila persone al di sotto di un reddito di novecento euro mensili e molti nella povertà assoluta. «E’ lo scandalo di questi tempi», chiosa il segretario generale del sindacato sardo Mario Medde
Lavoro: La Cisl chiede una svolta nelle strategie

CAGLIARI - «La programmazione politica e istituzionale deve prevedere per la Sardegna una svolta sulle politiche del lavoro e dello sviluppo. Proprio in questo momento di fine anno è indispensabile, infatti, riflettere sui cambiamenti necessari per dare risposte ad una vera e propria umanità dolente che nell’Isola talvolta, e spesso nel migliore dei casi, viene percepita solo sul versante statistico e/o sociologico. Invece, dietro alcuni dati che noi e tanti altri divulghiamo, sta il dramma di migliaia e migliaia di persone che non riescono a dare risposte neppure ai più immediati bisogni, per se stessi e per le rispettive famiglie». Questa la prima dichiarazione sull’argomento da parte di Mario Medde, segretario generale della “Cisl Sardegna”.

È il caso di duecentododicimila disoccupati, ivi compreso il fenomeno dello scoraggiamento nella ricerca del lavoro, per i quali solo in minima parte interviene l’indennità di disoccupazione ordinaria (23.275 lavoratori che ne usufruiscono), mentre l’indennità di mobilità ordinaria e lunga riguarda 2.768 persone e la disoccupazione ordinaria e trattamento speciale in edilizia interessa 1.746 unità. A questi vanno aggiunti i disoccupati che usufruiscono dell’indennità con requisiti ridotti (intorno alle trentasettemila unità). Anche coloro quindi che usufruiscono di questi ammortizzatori sociali stanno ben al di sotto della soglia di povertà. Così come i quasi undicimila lavoratori che accedono agli ammortizzatori sociali in deroga (le imprese interessate sono quasi seicento). Sta qui il fulcro dei trecentocinquantamila poveri che vivono ben al di sotto della soglia di povertà relativa (intorno ai novecento euro mensili di capacità di spesa di una famiglia). A queste tipologie di lavoratori disoccupati, precari, in mobilità e in cassa integrazione, si aggiungono le migliaia di pensionati che usufruiscono di una pensione sociale o integrata al minimo.

«Si è di fronte, dunque, in Sardegna ad una situazione drammatica per la quale è indispensabile rafforzare gli ammortizzatori sociali – sottolinea Medde - realizzare un piano formativo di qualificazione e riqualificazione, istituire il reddito di cittadinanza, predisporre un piano per il lavoro per l’occupazione giovanile e per la ricollocazione dei lavoratori espulsi dal processo produttivo e industriale, incrementare le risorse del fondo per la non autosufficienza e intervenire a sostegno delle famiglie sia sul versante del potenziamento dei servizi che su quello delle risorse finanziarie, dare vita ad un piano pluriennale per ridurre le povertà istituendo anche un osservatorio specifico in grado di orientare le scelte politiche e istituzionali. Sono queste – spiega il segretario generale - alcune proposte indispensabili per avviare un cambiamento nelle politiche sociali e del lavoro e per ridare la speranza e la dignità a più di trecentocinquantamila persone coinvolte da una crisi che viene da lontano e che negli ultimi tempi ha sortito effetti moltiplicatori. Ecco, alla luce di queste considerazioni, il sindacato sardo ritiene di dover reagire per contribuire ad una svolta che, prima di tutto, è di consapevolezza che le povertà iniziano laddove non c’è lavoro o dove le tutele sociali sono ridotte al minimo».

«La mobilitazione su questi temi deve coinvolgere anche le istituzioni perché si producano effetti positivi nella programmazione delle politiche e nella spendita tempestiva delle risorse finanziarie. Una delle condanne più terribili di questi tempi riguarda l’assenza del lavoro e delle disponibilità finanziarie minime a dare dignità a se stessi e alla propria famiglia. È questo lo scandalo che attraversa molte società, ma che responsabilizza prima di tutto quanti operano in funzioni di governo della cosa pubblica. L’augurio – conclude Mario Medde - è che da gennaio si apra un confronto a Cagliari e a Roma in grado di mettere in campo le strategie di rinascita e di promozione del lavoro, in primo luogo per i disoccupati, i precari e gli anziani».



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