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Red 29 gennaio 2005
Balbina, «investire in capitale umano contro la disoccupazione»
Ad Alghero i dati sulla disoccupazione sono allarmanti: quindicimila persone nella circoscrizione in cerca di lavoro, quasi ottomila senza alcuna classificazione professionale
Balbina, «investire in capitale umano contro la disoccupazione»

ALGHERO – Lo spinoso problema della disoccupazione che da sempre affligge il territorio algherese torna prepotentemente alla ribalta.
Ad intervenire, questa volta, è Marco Balbina, portavoce del Circolo “Aprile per la Sinistra” di Alghero, che pone l’accento sulla situazione occupazionale italiana, sarda e algherese.
«Mentre gli italiani sperimentano sulle proprie tasche il bluff della riduzione delle tasse – si legge in una nota - emerge in modo drammatico la crisi economica e sociale dell’isola. Tutti i settori produttivi sono in crisi: dalla chimica all’energia; dal tessile al metallurgico, dall’alluminio al sistema dei trasporti. Migliaia di lavoratori rischiano il posto di lavoro, i giovani riprendono ad emigrare. Non è il solito catastrofismo di sinistra: questa è la realtà, senza edulcorazioni mediatiche. E mentre si conferma la settentrionalizzazione dell’occupazioone (dei 163 mila nuovi posti di lavoro creati nell’ultimo anno, la stragrande maggioranza sono al Nord), ad Alghero i dati sulla disoccupazione sono allarmanti: quindicimila persone nella circoscrizione in cerca di lavoro, quasi ottomila senza alcuna classificazione professionale.
Sono entrati in crisi sia il localismo che il famoso “piccolo è bello” degli anni ottanta». La sostituzione del profitto all’assistenzialismo non ha recato benefici al sistema economico regionale, che, anzi, è sempre più messo in un angolo dalla minaccia delle delocalizzazioni.
«In realtà, nel nuovo scenario globale – continua il portavoce del Circolo “Aprile per la Sinistra” di Alghero - il nanismo atavico delle nostre imprese è diventato una diseconomia, e per competere è semmai necessario, come dice Luciano Gallino, che “i distretti industriali si strutturino in modo da configurarsi come grandi fabbriche, come officine, come grandi unità produttive”. In Francia e in Germania ci stanno provando. Anche i “distretti turistici” sardi dovrebbero farlo, puntando ad una progressiva integrazione delle risorse regionali, tale da configurare l’isola come un unico distretto turistico, capace di competere sui prezzi e di innalzare la qualità dell’offerta. Non c’è altra strada: le vie solitarie allo sviluppo e alla ricchezza, sia individuali che territoriali, sono, a parte qualche eccezione, sempre più impraticabili. Occorre, invece ripensare la società in termini “sistemici”, e adeguare la politica economica alla realtà effettiva e ai bisogni delle persone in carne e ossa. Ma non è cosa che possono fare Comuni e Regioni, in preda ad impietose ristrettezze finanziarie e alla dure repliche del federalismo fiscale.
I loro interventi limitati – continua Marco Balbina - sono inadeguati alla gravità della situazione. E anche se devono essere fatti, il livello per aggredire i problemi non è oggi quello locale. Bisogna ricostituire le basi economiche di una rinnovata solidarietà nazionale e puntare a modificare la politica europea. La società italiana ha bisogno in un nuovo poderoso rilancio degli investimenti in ricerca e sviluppo e in capitale umano. Bastino alcuni dati: in Italia solo il 43 per cento della popolazione tra i 25 e i 64 anni possiede un diploma di scuola media superiore contro il 64 per cento nella media Ocse. Se guardiamo ai giovani il divario è di ben 17 punti anche per la popolazione fra i 25 e i 34 anni. Le cose non vanno meglio a livello universitario, con un 12 per cento di laureati a fronte di un 26 per cento dei paesi Ocse. E’, quindi, imprescindibile – si legge ancora nella nota - l’incentivazione della spesa per scuola, università e formazione professionale per tutta la vita lavorativa, perché senza una forza lavoro istruita è praticamente impossibile programmare uno sviluppo duraturo e di qualità. Tra le cifre divulgate sulla disoccupazione nel territorio algherese, il dato più drammatico è, infatti, quello che riguarda oltre il 50 per cento di persone prive di alcun titolo o qualificazione».
Marco Balbina si chiede quindi che cosa potranno mai fare, costoro, se non condividere un destino di precarietà o addirittura di povertà, quando con l’andare degli anni non potranno nemmeno più svolgere attività parziali. E si chiede ancora quale profilo pensionistico potranno mai avere in assenza di una solida continuità contributiva.
«Forse, invece – conclude Balbina - anche attardarsi nella retorica nazionalitaria o federal-autonomistica, sarebbe meglio che la classe politica isolana rivendicasse con più forza il diritto ad un futuro di sopravvivenza per tanti sardi senza prospettive. E anche la sinistra dovrebbe aprire su questo argomento un franco dibattito».



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