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Red
14 settembre 2005
Pino Giorico si autosospende dall’Udeur
Il fatto politico è avvenuto in accordo con il compagno di partito On. Cachia. “Auspichiamo la ripresa del confronto interno” del partito, la cui gestione in Sardegna viene giudicata “verticistica”

CAGLIARI – Gli onorevoli Pino Giorico e Carmelo Cachia hanno diffuso in mattinata il testo della lettera inviata all’on. Clemente Mastella, segretario nazionale dell’Udeur, nella quale comunicavano la decisione di autosospendersi dal partito. La notizia è trapelata nel corso della visita dell’on. Mastella a Cagliari.
«Non abbiamo dato pubblicità alla notizia – ha dichiarato l’on. Cachia – per evitare polemiche e strumentalizzazioni. La nostra iniziativa tende a riaprire il dialogo e il confronto all’interno di un partito che, a nostro giudizio, ha peccato di una gestione verticistica».
Di seguito il testo della lettera inviata al segretario dell’UDEUR, Clemente Mastella.
Caro Segretario, un’attenta e meditata riflessione fa da sfondo alla decisione di ricorrere all’istituto dell’autosospensione. Compiamo tale atto con sincero rammarico, costretti da fatti e circostanze che confliggono con la nostra dignità di consiglieri regionali e dirigenti Udeur. Siamo stati tenuti all’oscuro di molte decisioni riguardanti la politica regionale, della quale, per mandato popolare, siamo diretta espressione. Non abbiamo condiviso alcune scelte politiche e organizzative. Il marasma verificatosi negli ultimi mesi non ci dà torto e rafforza il nostro giudizio negativo su alcuni incarichi di vertice, apparsi ai più del tutto inadeguati.
Molti amici, la cui spontanea adesione all’Udeur – in parte catalizzata dalla nostra presenza – ha favorito il successo elettorale, ci chiedono di prendere posizione contro un siffatto costume politico, fondato non sul confronto, ma su esasperati personalismi.
Dalla movimentata vicenda congressuale (tesseramento bloccato, incarichi decisi a tavolino) in poi ci siamo sempre battuti per favorire il rapporto dialettico, ma ci è stata negata qualunque forma di dialogo e di confronto. Per questo motivo abbiamo deciso di disertare le ultime riunioni per evitare di dovere semplicemente ratificare scelte prese dai soliti noti, anziché in forma collegiale. La gestione centralistica e autoritaria del partito non consente – a noi ed a molti altri amici – di poter partecipare attivamente a questa esperienza, che sul piano ideale e programmatico abbiamo condiviso.
Tutto ciò non può che generare disagio e richiamare Lei, Signor segretario, al rispetto di quei valori ereditati dalla comune esperienza politica: ci sentiamo, infatti, popolari nel significato vero della parola, cattolici e progressisti. Crediamo, prima di tutto, nella dignità della persona e nel consenso democratico come metodo di lavoro.
Ci auguriamo che Lei sappia valutare la nostra posizione; non c’è alcun motivo strumentale che la ispira; ma solo il tentativo di riaprire il dialogo e il confronto superando preclusioni e steccati.
Il nostro impegno a perseguire l’unità del partito non verrà meno; in ciò, presumiamo, tutelati e condivisi dalla Sua azione; ma se tale prospettiva dovesse rivelarsi irrealizzabile, sapremo assumerci, di concerto con quanti la pensano come noi, le responsabilità che il caso richiederà.
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