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Sergio Ortu
5 agosto 2003
Concluse le indagini sulle ossa umane a Capo Caccia
Non apparterrebbero ad un detenuto fuggito dalla colonia penale di Tramariglio nell’dopoguerra. A questa conclusione sono giunti i militari della stazione carabinieri di Fertilia e i colleghi del nucleo operativo della compagnia di Alghero

Le ossa umane ritrovate in una voragine profonda 30 metri nella zona di Punta Cristallo nel marzo scorso, non apparterrebbero ad un detenuto fuggito dalla colonia penale di Tramariglio nell’immediato dopoguerra. A questa conclusione sono giunti i militari della stazione carabinieri di Fertilia e i colleghi del nucleo operativo della compagnia di Alghero. Se numerosi indizi nel corso di questi mesi accreditavano l’ipotesi che si trattasse proprio di quel detenuto che risulta ancora nel registro dei fuggiaschi latitanti del militari, ulteriori accertamenti sembra abbiano escluso la relazione. Le analisi eseguite dal laboratorio di medicina legale dell‘ Asl di Sassari hanno accertato che l’età presumibile della morte dell’individuo fosse avvenuta a 30 anni a seguito della caduta nella voragine. La datazione delle ossa invece risalirebbe a circa 40/50 anni fa. In effetti questi dati inizialmente combaciavano con i registri di identificazione in mano agli uomini del maresciallo Paolino Brundu, ma l’altezza dell’uomo e altri dati rilevati dal medico legale avrebbero fatto cadere l’ipotesi iniziale. Per quanto riguarda i resti di un’arma ritrovati all’interno della voragine, i militari del reparto balistica dei CC di Cagliari hanno stabilito che si trattava di un’arma risalente alla fine dell’ottocento ossia una pistola-fucile a canna corta ad avancarica. A questo punto è probabile che le indagini si possano spostare su un altro fronte, cioè quello dei dispersi. Un lavoro non certo facile poiché le documentazioni di quegli anni dell’immediato dopoguerra non sono complete. E’ inoltre probabile che non sia stata sporta alcuna denuncia di uomo disperso. Gli indagini comunque proseguiranno anche tra i registri anagrafici di quegli anni. Il ritrovamento d’importanti reperti nell’oasi naturale di Porto Conte- Capo Caccia sembra comunque non arrestarsi anche perché i protagonisti del ritrovamento, gli speleologi del Gruppo Espeleologic Algueres, sono alle prese con la mappatura di tutte le voragini, grotte sommerse e non dell’intera zona dell’Arca di Noè e del massiccio carsico di Capo Caccia. Un lavoro scientifico meritorio che sarà senz’altro utile anche sul fronte della sicurezza.
nella foto: un momento del recupero
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