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Pierpaola Pisanu
9 febbraio 2006
Chi ha sparato non voleva uccidere Preoccupa la modalità: ricorda le esecuzioni mafiose
E’ evidente ormai che la faccenda sta assumendo contorni davvero drammatici. Il 9 dicembre scorso il fuoristrada di Riccardo Giorico era stato preso a colpi di pistola sotto la sua abitazione. Così come era successo un anno prima, l’11 gennaio 2004. Pochi giorni dopo è stato il fratello Domenico a trovare sul retro del Carlos V un pacco bomba

ALGHERO - Si fa sempre più pesante il messaggio intimidatorio rivolto ai Giorico. Oggi è stato recapitato al capofamiglia Giuseppe Giorico, 68 anni di età, una vita nell’edilizia e ancora oggi la voglia di alzarsi all’alba per andare in cantiere. Chi questa mattina gli ha sparato, evitando di colpirlo, sapeva di questa sua abitudine. Come tutte le mattine Giuseppe Giorico si è levato presto per raggiungere l’hotel di proprietà della famiglia, il Carlos V, dove è in corso un importante intervento di ristrutturazione. Erano da poco passate le sette quando all’altezza del semaforo sulla confluenza tra la via del canalone e via Vittorio Emanuele l’imprenditore a bordo della sua Chrysler è stato affiancato da due personaggi a cavallo di una moto, un enduro pare. Difficile capire l’età. Camuffati dal casco allo scattare del verde hanno seguito l’auto di Giorico che svoltava verso via Mazzini. E’ successo qui, a pochi passi da un cantiere di proprietà della Sofingi, altra azienda di famiglia, che la motocicletta si è avvicinata e ha sparato un colpo di rivoltella attutito forse da un silenziatore.
Giuseppe Giorico ha pensato ad un urto sulla carrozzeria e ha seguito i due che nel frattempo con un colpo di acceleratore si sono dati alla fuga attraversando via Mazzini e facendo perdere le loro tracce lungo via Leonardo da Vinci. Al suo arrivo al Carlos V la scoperta del foro provocato da un pallottola, presumibilmente calibro 9 e poi la corsa in commissariato dove nel giro di poco tempo si sono precipitati il questore di Sassari Vincenzo Carrozza e il capo della squadra mobile della Questura di Sassari Domenico Profazio. Insieme al dirigente del posto di polizia di Alghero Fortunato Marazzitta per l’intera mattinata hanno parlato con Giuseppe Giorico e con i figli Riccardo, titolare dell’impresa Sofingi e Domenico, amministratore della Giorico Hotel che detiene la proprietà del Carlos V.
Giorico quella motocicletta l’aveva già notata. Tre giorni fa e anche una settimana fa si era vistosamente avvicinata alla sua vettura. E’ evidente ormai che la faccenda sta assumendo contorni davvero drammatici. Il 9 dicembre scorso il fuoristrada di Riccardo Giorico era stato preso a colpi di pistola sotto la sua abitazione. Così come era successo un anno prima, l’11 gennaio 2004. Pochi giorni dopo è stato il fratello Domenico a trovare sul retro del Carlos V un pacco bomba. Tutti segnali che ora però si fanno davvero preoccupanti e oggi hanno fatto registrare un ulteriore aggravamento. Se l’ultimo episodio minatorio Riccardo Giorico se l’aspettava, questa volta appare sorpreso per la tragedia che ha sfiorato il padre. Chi ha sparato non voleva uccidere. Ma evidentemente dare un segnale più forte dei precedenti. Preoccupa la modalità che ricorda dinamiche delle esecuzioni mafiose, lontane anni luce dalla mentalità di una tranquilla cittadina come Alghero.
Nella foto l´auto di Giuseppe Giorico e il foro del proiettile
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