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Red 2 agosto 2019
Scompenso cardiaco terminale: salvo 75enne
Il paziente è stato salvato con un intervento senza precedenti al Maria Pia hospital di Torino. «Siamo intervenuti con una procedura non descritta in letteratura. Dopo sei ore di intervento il paziente sta bene, ed è in fase riabilitativa», conferma Elvis Brscic, dell’Heart team dell’ospedale
Scompenso cardiaco terminale: salvo 75enne

SASSARI - L’Heart team del Maria Pia hospital di Torino, guidato da Elvis Brscic, responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia, ha operato un 75enne paziente di Sassari con uno scompenso cardiaco in fase terminale, ideando e mettendo in pratica una combinazione inedita di tecniche di cardiologia interventistica. Ora, l’uomo sta bene e si trova nella fase delicata della riabilitazione, cruciale per il completo recupero. Dopo opportune valutazioni sullo stato del paziente, l’équipe multidisciplinare di specialisti dell’Heart team, composta da emodinamista, cardiologo, cardiochirurgo ed anestesista, ha studiato una combinazione di tecniche non chirurgiche. Il risultato è stato un intervento mininvasivo, eseguito dunque per via non chirurgica, ma utilizzando le tecniche Tavi e MitraClip in abbinamento ad un sistema di assistenza circolatoria, l’Ecmo, modificato con l’inserimento di un drenaggio cardiaco aggiuntivo.

Si tratta di una procedura mai descritta prima in letteratura, realizzata in contesto proibitivo, per la presenza contemporanea di gravi patologie cardiache ed extracardiache, che ha portato gli esperti del Maria Pia hospital a trovare una soluzione per il paziente. «La combinazione non invasiva scelta è stata la sola possibilità di risoluzione completa, al paziente era stata esclusa la terapia chirurgica per via di un rischio operatorio di mortalità superiore al 50percento. Sia la valvola aortica, che la valvola mitralica presentavano un’insufficienza grave e la funzione contrattile cardiaca era severamente compromessa. Per via del quadro clinico drammatico, sembravano non esserci chance per il paziente», commenta il dottor Brscic. Sono state necessarie sei ore di intervento, durante le quali l’équipe è intervenuta direttamente sulle strutture anatomiche del cuore del paziente per trattare le gravi anomalie, adottando tecniche percutanee quali la Tavi e la MitraClip.

Per mantenere la stabilità emodinamica durante l’impianto delle endoprotesi, l’Heart team ha deciso di utilizzare il sistema di circolazione extracorporea Ecmo. Inoltre, in aggiunta alle due cannule standard che drenano il sangue venoso e pompano quello arterioso, ne è stata aggiunta una terza, per aumentare il drenaggio e ridurre il sovraccarico del ventricolo sinistro. «La criticità cardiaca è stata stabilizzata e il paziente è stato trattato farmacologicamente in terapia intensiva. Anche le patologie associate alla fase post-chirurgica sono rientrate e al momento non si registrano sofferenze a carico di altri organi», conclude Elvis Brscic.

Nella foto: l'Heart team
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