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Red
23 novembre 2009
Il presidente della regione ha tradito il nord Sardegna
Di seguito la lettera aperta del Segretario Generale della Camera del Lavoro di Sassari, Antonio Rudas, in rifrerimento alla gravissima situazione del nord Sardegna. «Necessaria la rimozione dell’amministratore delegato di Eni», puntualizza

SASSARI - Di seguito la lettera aperta del Segretario Generale della Camera del Lavoro di Sassari, Antonio Rudas, in riferimento alla gravissima situazione del nord Sardegna. «Necessaria la rimozione dell’amministratore delegato di Eni», puntualizza.
Lo scorso 18 novembre il presidente della Regione Ugo Cappellacci non ha sostenuto le ragioni del territorio. Giudicando infatti positivo “l'accordo Porcheria” sottoscritto il 19 ottobre a Porto Torres tra l' Eni e il sindacato nazionale dei chimici, ha posto anche il suo sigillo alla fine della più grande fabbrica del Nord Sardegna. Il presidente non è stato di parola e ha vanificato il risultato ottenuto il 21 luglio di quest'anno, quando Paolo Scaroni, amministratore delegato della più grande industria di Stato, aveva dovuto porre a freno i suoi nefasti intendimenti al cospetto della volontà e della grande determinazione di tutte le forze politiche e sociali della Sardegna, che in nome della salvaguardia dell'apparato industriale avevano cementato una grande alleanza. Grazie a ciò si era ottenuta l'apertura di un vero tavolo sulla chimica Sarda a cui avrebbero dovuto prendere parte anche le istituzioni e il sindacato confederale territoriale. Quel tavolo, previsto per fine settembre, non è mai stato convocato, tanto che le istanze territoriali sono state ancora una volta escluse dal confronto e persino ricacciate in un angolo, completamente marginalizzate. Da quando si è insediata la nuova giunta regionale, dunque, non si è verificata una sola circostanza realmente positiva, nessun problema è stato risolto: basti pensare alla vergogna della Sassari-Olbia, su cui si sono prodotti fiumi di parole ma non un solo centimetro di asfalto. Eppure non erano e non sono mancati gli avvertimenti, anche i più autorevoli come quello del senatore Beppe Pisanu (cui riconosco un grande attaccamento per gli interessi della nostra terra), il quale in più di un’occasione, aveva posto l'accento sulla necessità di coinvolgere, proprio sui problemi del petrolchimico, oltre che la politica locale e continentale, la Confindustria e il sindacato nazionale di categoria, ovvero quei livelli di responsabilità che poi hanno finito per piegarsi totalmente alla volontà dell' Eni che è riuscita così a vanificare i risultati positivi conseguiti a luglio. L'Eni è un colosso economico che sta dimostrando ancora una volta di condizionare pesantemente tutti, dividendo la politica, il sindacato e persino le Istituzioni, tanto da ridurre il più importante rappresentante del Popolo Sardo, incarnato nel presidente della Regione, a una comparsa accondiscendente e insignificante. L'Eni ha deciso da tempo di dismettere le attività produttive per dedicarsi alla sola commercializzazione delle risorse energetiche, attività sicuramente redditizia per i suoi azionisti, ma deleteria per gli interessi nazionali. Un’attività che produce una redditività consistente sia nel breve che nel medio periodo, ma che è destinata ad essere riassorbita quando l'economia sostanziale della produzione dei beni reali avrà ripreso il controllo su quella finanziaria. Peraltro, i colpi di maglio con cui il management della più grande azienda di Stato sta infierendo sulle migliaia di lavoratori e sull'economia del territorio sono fendenti micidiali sulla nostra autonomia e sulla dignità di tutto il Popolo Sardo. Autonomia che non è stata mai così umiliata come in questi mesi: del resto, mai come ora la Regione Sardegna ha dimostrato tanta lontananza e superficialità nella gestione dei problemi che continuano ad opprimere le possibilità di crescita del Nord dell'Isola. Ora il gioco del cane e della volpe volge ad un epilogo drammatico, e la Regione ne è consapevole e persino corresponsabile. Non ci sono più spazi per i tavolini romani: o cambia radicalmente la politica dell'Eni e del Governo o non ci sarà intesa che tenga. Per questo è necessario rimuovere il finanziere Scaroni e sostituirlo con un vero ed onesto capitano di industria. Per far ciò abbiamo bisogno di un presidente della Regione che rialzi la testa, di un Uomo con gli attributi che faccia davvero gli interessi della Sardegna, che si metta alla guida del Popolo Sardo. Se Cappellacci ha tali caratteristiche, vada dunque dal Presidente del Consiglio e gli chieda conto degli impegni assunti in campagna elettorale. In queste settimane si sta consumando l'ultimo atto della vicenda industriale di un intera Isola. Dal Sulcis al Nuorese, sino a Porto Torres, si sta ponendo la parola fine a una stagione politica e sociale che aveva preso il via con il Piano di Rinascita. Siamo dunque in un momento cruciale non già per i destini di decine di migliaia di lavoratori, ma per quelli degli uomini e delle donne di un’intera terra, sempre più ai margini di un “Impero Repubblicano” che si sta progressivamente sgretolando sotto i colpi delle spinte separatiste del nord Italia e di quelle del rivendicazionismo siciliano. In questo contesto occorrerebbe una presa di coscienza generale: non è più sufficiente, ormai, la sola lotta dei lavoratori, quasi sfiniti e frustrati dalla mancanza di risultati concreti. Quel “Sassari svegliati!” del senatore Pisanu deve suscitare una spinta verso un “alto Rivendicazionismo”, un confronto alla pari con lo Stato, iniziando a chiedere conto di quello che ci spetta di diritto. Per questo occorre costruire un ampio movimento di Popolo, superando le anacronistiche divisioni sindacali e partitiche. Abbiamo bisogno di uno scatto di orgoglio alto, di un vero e proprio moto popolare. E’ arrivato il momento, ancora una volta, di fare i conti con la nostra Storia. La CGIL di Sassari è pronta per la parte che le compete.
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