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S.A. 25 ottobre 2010
Confindustria striglia i politici
Dura presa di posizione del presidente di Confindustria nord Sardegna per la grave crisi del territorio a cui la politica non risponde con progettualità e autorevolezza sui nodi cruciali dell´economia locale
Confindustria striglia i politici

SASSARI - «Se fino ad un anno e mezzo fa si discuteva di strategie, prospettive e sviluppo si è passati nei mesi scorsi ad affrontare solo quelle priorità che, se attuate, avrebbero potuto consentire immediati investimenti e iniezioni di liquidità, ossigeno per le imprese e per tutto il sistema economico del Nord Sardegna. Sono trascorsi quasi due anni dal cambio di governo regionale ed oggi concetti come sviluppo, mercati, globalità, devono essere messi da parte: oggi dobbiamo pensare solo a salvarci», così il presidente Confindustria Stefano Lubrano sulla situazione generale del sistema sociale ed economico del Nord Sardegna.

Dura la critica dell'associazione di categoria che accusa il governo regionale (e non solo) di aver perso «in questi 20 mesi quasi tutte le occasioni per creare nuove opportunità di rilancio dell’economia sarda, per evitare la stagnazione, per dare fiducia alle imprese ed ai loro collaboratori, alle loro famiglie, al tessuto sociale, al territorio in cui esse operano». Un clima di totale sfiducia, senza un riferimento politico che abbia ruolo di governo a livello territoriale, regionale e nazionale, pronto a rappresentare le istanze, i problemi, il dramma che oggi viviamo - è il giudizio inesorabile degli industriali.

E anche ora che la situazione sta per arrivare al punto di non ritorno chi ci governa (in regione come a livello centrale) - prosegue il numero uno di Confindustria - non sa andare oltre assurde liti interne, che niente hanno a che fare con l’interesse collettivo. Tale degrado generale diventa schizofrenico quando da una parte l’azienda si vede negare il pagamento del proprio lavoro da un ente pubblico, e dall’altra sperimenta l’implacabile efficienza dello Stato, che per recuperare quanto gli è dovuto non esita a stroncare la dignità dell’imprenditore.

Assente la progettualità e l'autorevolezza di incidere concretamente sulle questioni della chimica, dell’energia, sulla realizzazione delle infrastrutture (vedi la Sassari-Olbia). E ancora, l’incapacità di trovare da subito soluzioni legate all’agroalimentare, alle conseguenze derivate dallo stato di insolvenza di Tirrenia e alla cancellazione di molte rotte verso Civitavecchia. Gli industriali puntano il dito anche contro la gestione della sanità: «tante aziende, che hanno sviluppato importanti competenze specialistiche sulla sanità rischiano di chiudere e vengono letteralmente prese per fame, costrette ad accettare, se vogliono lavorare, pratiche di scambio da terzo mondo, totalmente fuori da qualsiasi legittimità giuridico-normativa; e per i cittadini che pagano salato la sanità sarda ci sono servizi lontanissimi dalla decenza».

«Tutto questo - puntualizza Lubrano - non solo a Sassari che sta perdendo le eccellenze delle chirurgie così come denunciato nei giorni scorsi dal Prof. Boccaletti, ma anche per gli interventi di routine e pronto soccorso non ci sembra affatto siano degni di una regione europea del XXII° secolo, così come ci pare strategicamente sbagliato l’atteggiamento di contrasto alla creazione del nuovo ospedale di Alghero, che darebbe ampio servizio ad un bacino di utenza importante (circa 100 mila utenti) e che, cosa altrettanto importante, consentirebbe di liberare enormi economie, da impiegare per sostenere lo sviluppo dell’eccellenza della sanità sassarese».

«Non occorrono tavoli, lauree, studi complessi per giungere ad un’unica conclusione - conclude il presidente - chiunque abbia una qualche responsabilità di amministrazione e di governo deve agire immediatamente, per tentare di salvare un intero sistema sociale, economico e produttivo».



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