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Antonio Sini
10 marzo 2011
Calcio dilettanti in crisi: raduno a Castelsardo
Il Presidente del Latte dolce e Assessore allo sport del Comune di Sassari vuol trovare rimedi e proporli alla Lega. Troppe squadre in difficoltà

CASTELSARDO - Al capezzale del malato grave: il calcio. Così nasce l’iniziativa di Alessio Marras, assessore allo sport al Comune di Sassari che, rotti gli indugi, da appuntamento ai suoi colleghi presidenti per sabato 12 marzo a Castelsardo. Marras è presidente del Latte Dolce di Sassari, quindi conosce l’ambiente e il malessere che si sta vivendo all’interno del calcio dilettantistico sardo. Squadre in crisi, per “rimborsi spesa” (si chiamano così perché le norme federali vietano “lo stipendio”) ai giocatori dilettanti. Ma ci stiamo prendendo tutti in giro.
Perché tutti, ma proprio tutti quelli che ruotano intorno al mondo del calcio, sanno che ci sono giocatori, troppi, che sono stipendiati lautamente. E allora oggi che la crisi avvinghia anche le società di calcio, troppe, perché non riescono a far fronte agli impegni assunti con i giocatori in estate, la chiamata a raduno arriva forse troppo tardi. Le verità scomode che non si possono dire, perché fanno arrossire, è che troppi sportivi hanno scelto come professione di dar calci a un pallone. E le società foraggiano questo modus vivendi riconoscendo loro cospicui “rimborsi spese”. Questi in origine erano nati per pagare le mezze giornate di lavoro che si perdevano per gli allenamenti e la diaria per la percorrenza in vettura della distanza che intercorreva fra il proprio domicilio e il campo. Ora c’è voglia di vedersi in faccia e trovare soluzioni che non siano chimere.
Se si ha la bontà di leggere fra le righe del calciomercato estivo, nei dilettanti, l’ingaggio dei giocatori è iperbolico. Addirittura per “guadagnare di più” si scende persino di categoria! Quindi a una Eccellenza, si preferisce una Promozione di vertice, e a una Promozione anonima si preferisce una Prima Categoria da primato. Ma di chi è la colpa della rottura del giocattolo? Non c’è ombra di dubbio nell’affermare che è delle società, che pur di accaparrarsi i pezzi migliori offrono a giocatori stipendi da dirigenti aziendali di prim’ordine. E non solo, implementano il mercato della richiesta esosa a dismisura, perché un giocatore si rapporta a un altro e alla fine diventa un percorso accidentato: tutti i presidenti promettono salvo poi non mantenere gli impegni. Verba volant!
Le soluzioni possono essere almeno quattro: costringere le società a depositare gli accordi fra le parti in Lega; chiedere fideiussioni a garanzia dei tesserati pari alla metà di quanto si è depositato; radiare dalla Figc i dirigenti di società e i giocatori che si rendono protagonisti di comportamenti illeciti, ovvero scostamento dai rimborsi pattuiti, con “aggiunte” non dichiarate; infine, calmierare il mercato da parte della federazione introducendo l’obbligo di schierare in campo dall’Eccellenza in giù, sino alla Prima Categoria giovani fuori quota nel numero di cinque per squadra. Ma siamo solo all’enunciazione di intenti, perché c’è sempre qualcuno che la pensa in modo opposto. E il calcio dilettantistico è al capolinea, ucciso, e bisogna dirlo, anche dalla pay-tv, che al pomeriggio della domenica toglie anche quel manipolo di tifosi che il calcio andavano a vederselo in tribuna, ora si sceglie la poltrona, o il bar dello sport, magari sorseggiando una birra.
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