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Fabio Fogu
16 febbraio 2005
Daniel Blanco, personaggio sportivo della settimana
Intervista al centrocampista dell’Alghero Calcio, Daniel Blanco, realizzatore, domenica scorsa, dell’importantissimo gol contro il Lecco

ALGHERO - È arrivato in Italia per giocare in un campionato professionistico e invece da due anni veste la casacca giallorosa. Nessun rimpianto per Daniel Blanco il centrocampista argentino dell’Alghero che domenica scorsa ha ritrovato il gol dopo una serie di infortuni che da troppo tempo non le permettevano di esprimere al meglio il suo gioco.
Daniel, dopo tanti problemi finalmente è arrivato il momento di gioire. Un gol pesante e una vittoria fondamentale per la rincorsa alla vetta?
«Sì, il gol di domenica è stato davvero importante, speriamo di poter continuare a fare bene. Ma il merito della mia prestazione è anche dei compagni e dell’allenatore che mi hanno sostenuto anche quando non ho potuto giocare. Sono reduce da un periodo poco fortunato, gli infortuni mi hanno tenuto fuori dal campo per molto tempo e hanno influito sulla mia preparazione».
Ora i tifosi attendono altri gol importanti. Dobbiamo aspettarci qualcosa già domenica prossima nel derby del nord Sardegna
«Andiamo ad Arzachena per vincere, non possiamo accontentarci di un pareggio. Stiamo preparando la partita con la giusta attenzione e sicuramente faremo di tutto per tornare a casa con i tre punti».
Domenica sarà un derby anche sugli spalti, da Alghero partiranno pullman carichi di tifosi.
«L’apporto degli ultrà sarà fondamentale. Abbiamo la fortuna di avere una delle tifoserie più calde di tutto il campionato. Cantano tutta la partita e si fanno sentire nei momenti di difficoltà. Sarà un’emozione vedere gli spalti colorati di giallorosso anche in trasferta».
Daniel, dopo un approdo problematico, come giudica i due anni trascorsi con la maglia giallorossa?
«È un bilancio sicuramente positivo. In realtà ad Alghero non ci volevo venire, ero abituato a giocare in categorie superiori e non mi andava di giocare in un campionato dilettantistico. Poi ho conosciuto la città, la società, i compagni e ho cambiato idea. Anzi ora proprio non me ne voglio più andare!»
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