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Luigi Coppola
7 settembre 2005
A Sassari Storie d’antica Sardegna
Matteo Gazzolo inaugura la settima edizione Abbabula, festival di musiche e parole d’autore organizzato dall’associazione Le ragazze terribili. Parola e corpo all’immaginazione: obiettivo dichiarato e riuscito del protagonista. Recitati brani liberamente tratti da testi di Sergio Atzeni

SASSARI – Un cantastorie dei nostri giorni che azzera il tempo riportandoci in altre dimensioni, ambienti, storie per ottanta minuti dove avviene di tutto in una scenografia complessa dove fisicamente non esiste alcun pannello, foto o attrezzo. Una trasposizione fantastica dove gli unici strumenti sono la voce dell’attore, il suono del musicista. Succede a Sassari, nell’atrio della facoltà di Lettere in Via Roma, tramutatasi in un affollato anfiteatro notturno, ritrovo di 200 persone, martedì 6 settembre. Per la “prima” di Abbabula, settima rassegna letteraria musicale promossa dall’associazione Le ragazze terribili di Sassari, uno spettacolo originale a libero ingresso. Matteo Gazzolo legge Sergio Atzeni. Accanto all’autore seduto al leggio, Marco Valentino accompagna un commento musicale, appropriando secondo il testo che scorre fluido e deciso, lo strumento che meglio disegna la scena immaginifica: violino, chitarra, percussioni, voce.
Morto prematuramente nel 1995 a soli 33 anni, Sergio Atzeni è da considerarsi tra i grandi talenti letterari dello scorso secolo, che hanno animato la scena nazionale del recente periodo. Nei suoi romanzi i protagonisti assumono le sembianze della storia, fantasia e miti di una società che si rifà al sardismo ma non rimane limitato ad esso. L’essenza della sua letteratura travalica i confini ristretti dell’isola per aspirare ad un’umanità universale che pone il suo sguardo sul mondo intero. Fra le sue principali opere ricordiamo “L’Apologo del giudice bandito” (1986), “Il figlio di Bakunin” (1995) e due romanzi editi postumi: “Passavamo sulla terra leggeri” e “Bellas Mariposas” (1996). Avanza chiara nella scansione, accentata nell’enfasi quando occorre, la narrazione di Gazzolo. Una mimica corretta trasporta il pubblico in un viaggio efficace dove l’unica azione in moto costante è l’immaginazione. Animali, alberi, il rapporto tra l’Uomo e Dio, s’affaccia in un percorso fitto di esternazioni bibliche, dove emerge periodicamente l’animo dei Sardi. Quando la tensione del monologo sale, tracimando quasi le reali resistenze dell’attento uditorio, gli spazi musicali di Valentino allentano il pathos, raddolcendo il ritmo e cambiando la “scena” come sulle quinte di un palco virtuale. Il risultato è un viaggio breve ed intenso della fantasia che raccoglie il dato reale conclusivo: due minuti di applausi e ovazioni. Strappiamo allo stanco e bravo protagonista la sua idea su questo particolare tipo di spettacolo che prende sempre maggiori spazi in tutta Italia, affrancandolo da una posizione elitaria per pochi eletti. “…E’ l’esatto contrario della televisione…” afferma Gazzolo. “…in tv si guarda solo la realtà delle immagini o ciò che si avvicina ad essa, senza spazio per l’immaginazione, la fantasia, noi diamo libertà all’immaginario senza limiti, facendo uscire tutto quello che non si vede….”. Un’idea che funziona bene, considerato la risposta del pubblico. Il prossimo appuntamento di Abbabula è domenica 11 settembre con l’Abbaula Train, un itinerario ferroviario sul trenino verde fra musica, letteratura e gastronomia. Alle 21.00 in Piazza Università: Tutte le Americhe, viaggio di musiche e racconti.
Nella foto Matteo Gazzolo
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