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Prof. Antonio Budruni 8 agosto 2006
Dietro la catalanità di facciata solo il vuoto
Dietro la catalanità di facciata solo il vuoto

Il recente intervento del dirigente provinciale di Confcommercio, Enrico Daga, è stato considerato dall´Amministrazione poco più di un lamento postumo per un provvedimento che, ormai, appartiene alla storia della città ed è irreversibile. Discuterne, però, ha ancora un senso perché serve per costruire un criterio di valutazione condiviso su questioni che riguardano tutti, senza distinzioni politiche o ideologico-culturali. In particolare, a me preme mettere in rilievo una delle questioni che Daga ha posto: l´abbattimento delle vecchie fabbriche, testimonianza di una memoria collettiva. Occorre, intanto chiedersi se, come denunciato nel caso evidenziato, un´amministrazione civica possa decidere di abbattere dei manufatti rappresentativi della memoria collettiva. La risposta, evidentemente, è no. No, proprio perché si tratta di memoria collettiva e, per ciò stesso, non espropriabile. L´altra domanda da porsi è la seguente: l´amministrazione civica che ha provveduto a radere al suolo la memoria collettiva rappresentata dai manufatti della ex SAICA, era a conoscenza dell´importanza di tale memoria storica? O, piuttosto, valutando semplicisticamente ed empiricamente la struttura si è fermata alla considerazione più banale e primitiva: ammasso di ferraglie, rottami e muri sbriciolati? A cose fatte, la seconda ipotesi appare più plausibile. Aver raso al suolo quella fatiscente struttura, per ricavarne un grande parcheggio, avrà sicuramente avuto qualche ragione pratica contingente. Sicuramente, però, ha cancellato la memoria storica della fabbrica di inscatolamento "delle sardelle all´olio", aperta nel 1870 e che già dal primo anno esportò oltre 30.000 scatole di prodotto di ottima qualità "e a costi minori di quelli delle imprese di Nantes" alle quali, peraltro, sino all´anno precedente, affluiva gran parte della produzione locale di pesce azzurro. Un esempio significativo di imprenditoria capace di valorizzare le risorse locali. Sicuramente ha cancellato la memoria della fabbrica di conserva di pomodoro, dell´industriale Ardito, fonte di occupazione prevalentemente femminile e punto di riferimento non solo dell´economia locale, ma anche, com´era inevitabile per l´epoca, di quella particolare tipologia di culura popolare che è il motteggio e la satira di carrer, come si può valutare, tra le altre testimonianze, dalla pubblicistica dei primi anni del Novecento. Questo per fermarci alla storia più remota di quel sito industriale. In una città civile e moderna non è certamente obbligatorio che i governanti conoscano la storia della città che amministrano, anche se sarebbe auspicabile. E´ obbligatorio, però, per chi ammininstra, il rispetto della storia della città. Ed è obbligatorio, prima di assumere talune deliberazioni, che ci si informi, sapendo che nella pianta organica del Comune vi sono funzionari capaci e competenti ai quali chiedere lumi. Ma, evidentemente, questo comportamento non si confà ai nostri amministratori che, totalmente ignari, appunto, della storia della città che amministrano, hanno recentemente deliberato lo scavo di una buca in Piazza Sulis, per poi stupirsi del fatto, che lì sotto, spuntassero le fondamenta delle antiche mura. Dietro la catalanità di facciata: solo il vuoto.
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