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Red 29 aprile 2020
La Sardegna che cambia, tra Alghero, Cagliari e Carbonia
Prenderà il via domani sera, in streaming, la rassegna, promossa dalla Società Umanitaria-Cineteca sarda, Csc di Cagliari, Carbonia ed Alghero, articolata in sei appuntamenti che promuovono il cinema documentario conservato nell’archivio di Cagliari


ALGHERO - Prenderà il via domani, giovedì 30 aprile, alle 20, la rassegna “La Sardegna che cambia”, che si svolgerà in streaming su Youtube e Facebook. La rassegna, promossa dalla Società Umanitaria-Cineteca sarda, Csc di Cagliari, Carbonia ed Alghero, è articolata in sei appuntamenti che promuovono il cinema documentario conservato nell’archivio di Cagliari. Tra gli Anni Cinquanta ed i primi Anni Ottanta tanti furono gli autori, soprattutto di documentari, che raccontarono le profonde trasformazioni economiche, sociali e culturali che stavano interessando l'Isola: da terra aspra e selvaggia, bruciata dal sole e dalla miseria, la Sardegna si apriva alla modernità, al nuovo che veniva da fuori e, nel bene e nel male, mutava volto per sempre.

Erano gli anni delle grandi opere di bonifica e di disinfestazione, dei primi processi di industrializzazione, delle spinte al commercio a al turismo, delle nuove forme di occupazione e delle lotte per il lavoro, delle lente, ma inesorabili trasformazioni dei modi di vivere in paese e in città, dei modi di guardarsi e di guardare il mondo. Molti filmati furono commissionati, dalla Regione autonoma della Sardegna e da altre Istituzioni, pubbliche e private, per promuovere i valori della modernizzazione, ma non è raro incontrare momenti in cui lo sguardo degli autori si fa più libero, anche cinematograficamente alto, raro e prezioso. Ci sono momenti in cui la cinepresa si stacca dal cambiamento che avanza e torna ai luoghi ancora incontaminati, sospesi in uno spazio senza tempo, in quel misto di bello e selvatico che da lì a poco attrarrà i turisti di tutto il mondo. Ed infine, ci sono momenti in cui la celebrazione cede il passo alla nostalgia, che si trasforma quasi nell’urgenza, nella necessità di riprendere minuziosamente tecniche antiche ed antichi saperi, di intrappolare nelle immagini un mondo all’alba del suo scomparire.

Ognuno dei sei appuntamenti della rassegna, tutti i giovedì, approfondisce un diverso aspetto di questo cambiamento epocale con una selezione di documentari girati dagli autori più rappresentativi del periodo: Fiorenzo Serra, Antonio Cara, Enrico Costa, Arturo Usai, Libero Bizzarri, Remo Branca, Piero Livi, Pablo Volta, Salvatore Sardu, Michele Gandin, Massimo Mida, Lars Madsen, Piero Pirari, Gustavo D'Anna, Luciano Brizio e Romano Italo Argiolas. Il primo tema sarà la “cultura del mare”, seguito dalle “tradizioni etnoantropologiche”, le “diverse forme del lavoro”, la “cultura della Barbagia”, i “cambiamenti sociali” ed il “mondo dell'artigianato”. La rassegna si svolgerà in streaming e quindi sarà possibile vedere i film solo all'ora stabilita, il giovedì, alle 20, come le rassegne che si svolgevano nelle sale della Cineteca e dei Csc. Il pubblico potrà collegarsi su Youtube, alla pagina Lacinetecasarda, ed alle pagine facebook dei Centri servizi culturali di Cagliari, Carbonia ed Alghero.

Con i filmati in programma domani, si vedranno le trasformazioni delle zone costiere della Sardegna, dalla costruzione di nuovi porti all’introduzione di nuove tecniche di pesca, dalla pesca del corallo alle lotte contro i padroni delle peschiere, dalla nascita del turismo a quella di una nuova tradizione della cucina di mare. Una storia di diffidenza e paura, quella tra gli abitanti dell’Isola ed il suo mare, una storia di conquistatori venuti a distruggere e depredare, di fatica senza nulla in cambio, una storia di confini e solitudini, di potenziale sprecato ed antichi rancori. “Il mare e la costa” è il racconto di come, a fatica e non senza cadute, iniziò l’amore. I film in programma per il primo appuntamento sono “Pescatori di Corallo” (di Fiorenzo Serra, 1955), “Vacanze in Sardegna” (di Enrico Costa, 1955), “Carloforte” (di Antonio Cara, 1958), “Bogamarì” (di Arturo Usai, 1963) e “Gente di Cabras” (di Libero Bizzarri, 1963).
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