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Romano Pesavento 9:00
L'opinione di Romano Pesavento
Serve una nuova cultura digitale
<i>Serve una nuova cultura digitale</i>

l Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con particolare attenzione il nuovo vademecum La scuola a prova di privacy, pubblicato dal Garante per la protezione dei dati personali, documento che rappresenta un tassello essenziale nel percorso di costruzione di una cultura digitale rispettosa dei diritti fondamentali, così come delineati dal Regolamento (UE) 2016/679 e dal D.lgs. 196/2003, aggiornato dal D.lgs. 101/2018. Le indicazioni dell’Autorità richiamano la necessità di riflettere sul modo in cui le tecnologie attraversano la vita scolastica e su come lo sviluppo di nuovi strumenti, dalla messaggistica istantanea all’intelligenza artificiale, imponga un rinnovato senso di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti.
Il richiamo alla prudenza nell’uso delle chat utilizzate dai genitori, dagli studenti e, in alcuni casi, persino dai docenti, non va interpretato come un intervento restrittivo, bensì come un invito a recuperare la centralità degli strumenti istituzionali.

Il Garante ha chiarito che le chat private non rientrano nelle attività dell’Istituto scolastico e non costituiscono canali ufficiali di comunicazione; di conseguenza, l’uso che viene fatto al loro interno è riconducibile a comportamenti privati che rimangono comunque soggetti agli obblighi previsti dagli articoli 5 e 6 del GDPR relativi ai principi di liceità, correttezza e minimizzazione del trattamento. La condivisione impropria di immagini, video e informazioni riguardanti minori può configurare una violazione dell’articolo 167 del Codice privacy e dare luogo a responsabilità civili ai sensi degli articoli 2043 e seguenti del Codice civile.

Parallelamente, l’attenzione del Garante verso l’uso dell’intelligenza artificiale nelle scuole apre un capitolo che richiede un approccio ancora più consapevole. Le Linee guida ministeriali, adottate previo parere dell’Autorità, aderiscono al dettato dell’articolo 22 del GDPR che tutela le persone da processi decisionali automatizzati e profilazioni non necessarie, e anticipano l’impostazione del nuovo AI Act europeo che vieta espressamente sistemi capaci di inferire emozioni in contesti educativi. La scuola non può diventare un laboratorio sperimentale in cui tecnologie invasive vengono applicate senza la piena consapevolezza dei rischi; al contrario, deve rimanere uno spazio in cui l’innovazione è accompagnata da solide garanzie etiche e giuridiche.

L’indicazione di privilegiare il registro elettronico rispetto a strumenti informali risponde alla necessità di assicurare comunicazioni trasparenti, tracciabili e sicure, come previsto dall’articolo 32 del GDPR in materia di protezione dei dati e coerentemente con quanto sancito dal D.P.R. 275/1999 sull’autonomia scolastica, che assegna alle istituzioni educative il compito di predisporre canali adeguati per la gestione delle informazioni. Ciò vale anche per tutte le altre situazioni in cui il trattamento dei dati personali può diventare critico, come la pubblicazione online di elenchi e graduatorie, che devono rispettare il principio di minimizzazione prescritto dall’articolo 5 del Regolamento europeo e le indicazioni del D.lgs. 33/2013 sulla trasparenza, evitando diffusioni eccedenti o non pertinenti.

Il CNDDU ritiene che il frequente ricorso a chat private, l’uso incontrollato degli smartphone e la crescente tendenza a comunicare attraverso canali estemporanei siano il segnale di un’esigenza più profonda: quella di un’educazione alla cittadinanza digitale che coinvolga l’intera comunità scolastica. Le norme, per quanto chiare, non bastano da sole a generare comportamenti virtuosi se non sono accompagnate da un percorso culturale che permetta a famiglie, docenti, studenti e dirigenti di comprendere le implicazioni etiche e giuridiche dei propri gesti quotidiani. La scuola, nel suo ruolo di presidio democratico, ha il compito di promuovere tale consapevolezza e di orientare l’utilizzo delle tecnologie verso forme rispettose della dignità e dei diritti della persona, così come stabilito dagli articoli 1, 2 e 3 della Costituzione. Il CNDDU ribadisce dunque il proprio impegno a sostenere interventi formativi mirati, a promuovere percorsi di alfabetizzazione digitale e a collaborare con le istituzioni affinché l’ambiente scolastico possa davvero essere, in modo concreto e non soltanto formale, “a prova di privacy”. Solo una comunità educante matura, capace di discernere tra urgenza comunicativa e tutela della persona, potrà garantire che l’innovazione tecnologica sia un’opportunità e non un rischio, e che i diritti dei più giovani siano sempre protetti con la dovuta attenzione.

*Presidente Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani



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