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S.A.
13 novembre 2009
«Rinascita e nuovo statuto per la Sardegna»
Queste sono le linee guida del sindacato sardo con una serie di iniziative a partire dall’Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo il 30 novembre a Cagliari

CAGLIARI - «Un nuovo piano di rinascita e un nuovo statuto speciale rappresentano gli obiettivi primari e più importanti per una nuova fase dello sviluppo economico e sociale della Sardegna e per garantire la competitività dell’Isola nel Paese e in Europa». Queste sono le linee guida della mobilitazione della Cisl sarda con una serie di iniziative a partire dall’Assemblea delle rappresentanze del popolo sardo il 30 novembre a Cagliari.
Non solo, è in programmazione una grande manifestazione di popolo per sostenere le ragioni e le proposte dei sardi, dei lavoratori, dei pensionati e dei disoccupati, in questa fase costituente, sia sul versante economico che su quello istituzionale.
«La seduta del Consiglio Regionale aperta al contributo delle rappresentanze economiche, sociali e degli enti locali non ha per il momento avuto continuità - fanno sapere dalla sezione sarda - eppure, poteva rappresentare un’opportunità per avviare e sostenere il dibattito e le proposte di una nuova fase dello sviluppo, di una nuova rinascita e di uno statuto speciale caratterizzato da un vero autogoverno».
Questo perchè è giustissimo affrontare le situazioni di emergenza attraverso trask-force e tavole rotonde, ma sarebbe opportuno avviare anche una nuova fase di partecipazione e confronto costante tra le istituzioni e i cittadini.
Il lavoro che manca è l’epicentro di tutti questi problemi, poiché la disoccupazione è la causa del fenomeno povertà che in Sardegna riguarda più di 300mila persone. A distanza di sessant’anni dall’approvazione dello statuto sardo, l’industria isolana registra un incidenza del valore aggiunto sul totale del 19,2% (27% a livello nazionale). Il tasso di disoccupazione è all’11%, ma con un numero reale di disoccupati, compreso il fenomeno dello scoraggiamento, di oltre 150mila unità.
Altro grave deficit è la formazione scolastica. Gli stessi livelli di istruzione della popolazione residente di 15 anni ed oltre, riportano 387mila persone (26,8%) con licenza elementare o nessun titolo, 536mila (37,2%) con licenza media, 35mila (2,5%) con qualifica professionale, 363mila (25,1%) con diploma di maturità, e appena 122mila (8,4%) con dottorato, laurea e diploma universitario.
«Dunque, è abbastanza evidente il perché non sono venute meno le ragioni di una nuova e migliore fase della rinascita economica e sociale della Sardegna - sottolinea il segretario regionale della Cisl Medde - nonchè, di un sistema istituzionale che rinegozi con lo Stato le funzioni e i poteri necessari a garantire un vero autogoverno, in grado di responsabilizzare maggiormente i gruppi dirigenti regionali e di promuovere lo sviluppo e il lavoro».
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