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Sergio Ortu
19 ottobre 2004
Una gloriosa sede velica diventa un ammasso di cemento sul mare
Una situazione di degrado sulla quale l’amministrazione comunale qualche tempo fa aveva deciso di intervenire avanzando una richiesta di acquisizione al Demanio regionale

Non è stato un bel biglietto da visita per l’immagine turistica della città neanche in questa stagione estiva appena trascorsa, il fatiscente casotto in cemento (un tempo sede di una scuola di vela) situato nella frequentatissima spiaggia di Maria Pia nei pressi dell’opedale marino. La costruzione da tempo abbandonata al degrado più totale, appartiene al demanio regionale. E allo stato attuale si trova parzialmente immersa in mare. L’erosione costiera particolarmente accentuata lo scorso inverno, è resa evidente proprio da questa costruzione che fino a qualche anno fa aveva davanti a se, diversi metri di spiaggia prima di arrivare al bagnasciuga. I continui crolli hanno inoltre reso necessaria la posa in opera di una recinzione per evitare che i numerosi bagnanti che frequentano quel tratto di lido incorressero in potenziali pericoli. Ora questa recinzione a causa dei marosi e seriamente danneggiata e sul versante a mare si trova a mollo. Nella parte a monte invece qualche incursione vandalica ne ha reso precario lo stato, mentre all’interno sono visibili bottiglie rotte e lattine. Una situazione insomma di assoluto degrado sulla quale l’amministrazione comunale qualche tempo fa aveva deciso di intervenire seriamente avanzando richiesta di acquisizione al Demanio regionale, con l’intenzione poi di provvedere alla demolizione restituendo quel tratto di lido alla fruizione pubblica. Nulla di fatto invece, ma non per le intenzioni venute meno da parte dell’amministrazione, piuttosto perché la Regione ha deciso di concedere il casotto ad un privato che almeno fino ad ora non ha provveduto ad effettuare alcun intervento o per lo meno non è dato di sapere quale sia il futuro di quel casotto. «E’ veramente sconcertante -spiega amareggiato l’assessore al Demanio Angelo Caria che aveva seguito la questione- che la Regione preferisca privilegiare un rapporto con imprenditori privati piuttosto che accogliere le istanze di un ente locale che comunque aveva avanzato la sua offerta per l’acquisizione». La storia inizia quando viene pubblicato un bando per il rilascio in concessione del casotto. Al bando l’amministrazione per questioni burocratiche legate ai tempi di consegna della domanda non riesce a parteciparvi. Per fortuna il bando viene poi annullato e la Regione procede ad una trattativa privata alla quale partecipa questa volta anche il comune con un progetto per la valorizzazione del sito. Nulla di fatto: ad aggiudicarsi il rudere è un imprenditore privato con un progetto per la realizzazione di un luogo di ristoro e somministrazione alimenti e bevande. «Qualcosa di assolutamente paradossale -incalza l’assessore Caria- la normativa regionale sull’utilizzo dei litorali prevede per queste attività una fascia di rispetto di almeno 40 metri dal bagnasciuga e il casotto invece oggi più di ieri si trova quasi del tutto in acqua, praticamente una palafitta». Da segnalare inoltre che l’investimento per ristrutturare quel casotto neanche grandissimo non è di poco conto e sarebbe più facile demolirlo. «Auspichiamo che la Regione torni sui suoi passi -conclude l’assessore Caria- e rifletta sulla proposta del comune che sarebbe anche propenso alla demolizione e realizzazione di una costruzione magari più compatibile con l’ambiente, ammesso che si possa fare in quella spiaggia già devastata dall’erosione e ridotta ad un fazzoletto di sabbia». E in effetti c’è da augurarselo che la Regione torni sui suoi passi dopotutto con il mega decreto salvacoste elaborato dalla giunta Soru, l’attenzione sui litorali sembra ci sia. Magari sarebbe auspicabile che i neo consiglieri regionali espressione della città di Alghero si adoperassero per informare della situazione il nuovo assessore al Demanio e all’ambiente.
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