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S.A. 13 gennaio 2011
"Su Fogulone": la tradizione a Torpè
Un immenso falò preceduto da una spettacolare sfilata di 22 carri allegorici che trasportano fascine di frasche alte anche dieci metri per alimentare il fuoco. Da Roma una delegazione dell´Unione coltivatori italiani


ROMA - E’ uno dei riti più antichi e affascinanti della Sardegna. Si svolge tra il 16 e il 17 gennaio a Torpè, 3mila abitanti in provincia di Nuoro, in onore di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali. Si tratta del “Su Fogulone”, un immenso falò preceduto da una spettacolare sfilata di 22 carri allegorici che trasportano fascine di frasche alte anche dieci metri per alimentare il fuoco.

«Una manifestazione antichissima che resiste da secoli, per alcuni con radici dionisiache o protosarde, in grado di coinvolgere oltre seicento persone solo nella preparazione» – sottolinea Carlo Porcedda, cronista dell’Ansa, autore di una recente monografia sulla festa sarda che fonde il rituale civile con quello religioso. «E’ l’unico giorno in cui il fuoco in Sardegna non fa paura – scrive Tonino Oppes del Tg3 Sardegna».

Ogni carro è ornato da fiori e corone di arance, è gestito da una compagnia (“cumpanzia”), formata da una trentina di uomini. I preparativi durano settimane, durante le quali i membri delle compagnie si isolano per giorni nei casolari di campagna, condividendo tra loro progetti e companatico (“su gumbidu”). Il pomeriggio del 16 gennaio i carri, ornati a festa, sfilano lungo percorsi predefiniti per le vie del paese e i componenti delle compagnie offrono ai forestieri (“sos istranzos”) i dolci tipici della festa (“sos cogoneddos”) preparati nei giorni precedenti dalle donne, nonché il migliore vino locale.

Dopo la sfilata, si svolge la complessa operazione dell’accatastamento delle frasche nello spiazzo antistante la chiesa di Sant’Antonio. Dopo l’ingresso del Santo, si procede all’accensione dell’immenso fuoco e i fedeli, in segno di devozione, fanno tre giri intorno al “fogulone”. Il culmine del rito viene raggiunto quando il parroco benedice il passaggio del drappo (“bandela”), simbolo del comando, affidandolo a colui che avrà il compito, e l’onore, di custodirla per un intero anno.
«L’antichissima manifestazione di Torpé affonda le radici nel periodo neolitico, quando si praticavano culti di tipo naturalistico, testimoniati dal gran numero di “pozzi sacri” e di manufatti raffiguranti la “gran madre” e il “dio toro”» spiega Carlo Dettori dell’Unione coltivatori italiani, l’organizzazione agricola che collabora alla promozione dell’evento in linea con i programmi di ricerca, di tutela e di valorizzazione delle manifestazioni più genuine dei territori nostrani.

«Il rito del Su Fogulone, tipico di una millenaria civiltà contadina, s’inserisce in quell’approccio eticamente equilibrato nel sistema produttivo agricolo nel quale il prodotto non è solo un elemento economico ma il perfetto risultato di fattori naturali, culturali, economici e tecnici» sottolinea Mario Serpillo, presidente dell’Uci.
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