|
Red
26 gennaio 2005
La Sardegna rischia di perdere la grande industria
Indispensabile l´impegno del governo. Giovedì prossimo manifestazione a Palazzo Chigi. Per i nuovi investimenti, occorre privilegiare iniziative che si dimostrino in linea col mercato. Abolite le leggi a sportello: sono poco selettive

CAGLIARI – Le industrie chimiche e metallurgiche sono in forte difficoltà, le miniere in liquidazione o con prospettive ridotte (il progetto integrato miniera-energia resta in piedi, con qualche difficoltà); ma anche il polo tessile della Sardegna centrale è in crisi. La regione cerca di individuare ipotesi di sviluppo virtuoso, anche se le alternative non sono molte. Lo ha detto alla Sesta commissione, riunita sotto la presidenza dell´on. Giovanni Giagu, l´assessore dell´Industria, Concetta Rau, illustrando i contenuti del bilancio e della legge finanziaria. L´assessore affronta una settimana particolarmente difficile: ieri la manifestazione del settore tessile, oggi quella del Sulcis, dove la crisi è estesa al territorio e riguarda, in modo particolare, i costi energetici.
Il bivio, dinanzi al quale la Giunta si trova, è quello di garantire la sopravvivenza delle imprese, ma - ha spiegato - non continuare a investire in iniziative senza prospettiva. Si tratterebbe - ha aggiunto - sottrarre risorse che potrebbero essere impiegate in modo migliore. Il giovedì della prossima settimana ci sarà una grande manifestazione a Roma: istituzioni politiche e sindacati saranno a Palazzo Chigi per sollecitare "misure forti di accompagnamento" senza le quali "questo tipo di impresa sembra destinato a chiudere". C´è da riscrivere, probabilmente, il decreto del presidente del Consiglio che viene in soccorso della grande industria, ma che la Comunità europea non fa passare, classificandolo fra gli aiuti di stato. Il Dpcm prevede, infatti, aiuti in deroga solo per la Sardegna; se avesse una valenza nazionale sarebbe invece accettato perché rientrerebbe fra le scelte di politica industriale del governo.
E´ probabile che giovedì il presidente Soru possa incontrare il premier Berlusconi per affrontare l´argomento. L´incontro - ha sottolineato l´assessore - è comunque in ritardo, perché - ha ammesso - nel rapporto fra le due istituzioni "c´è difficoltà".
Quanto al bilancio, le risorse ci sono nonostante le note ristrettezze; la partita - ha detto -si gioca sui servizi reali. Le risorse non spese sono molte e sarà necessario velocizzare la spesa per non perdere i soldi a disposizione della Comunità. Sono state recuperate risorse sul Piano di rinascita (40 milioni di euro) che saranno utilizzati per la legge 15 e la 21, "cloni della 488"; saranno abolite le leggi a sportello, "poco selettive". Le spese devono andare sempre in direzione dello sviluppo. Necessario valutare, con un monitoraggio costante, gli effetti dei finanziamenti; se i risultati non saranno soddisfacenti, "si aggiusta il tiro". C´è bisogno di un "osservatorio economico"; quello industriale, agenzia governativa, potrebbero assumere questo ruolo.
A proposito del riordino degli enti agricoli, che si vorrebbero fuori della finanziaria ("non capisco perché - ha ribattuto l´assessore Rau - se consentono un risparmio") e, come tutte le riforme, di stretta competenza del Consiglio, ciò si è reso necessario "per evitare doppioni". Ha ricordato il motivo per cui la Stazione sperimentale del sughero passa dall´industria (assessorato di riferimento) all´agricoltura ("tutti si occupano di sughero, non solo quell´ente"), mentre le competenze industriali verrebbero assegnate alla "Suber service", società promossa dalla stessa Stazione, alla quale partecipano i privati.
D´accordo sull´impostazione, alcuni consiglieri (gli onorevoli Vincenzo Floris dei Ds, Sergio Pisano dei Riformatori, Silvio Cerchi dei Ds) hanno sottolineato che molte risorse in bilancio sono assorbite dagli arretrati (in particolare i finanziamenti previsti per la legge 51). Tutto ciò riduce evidentemente le risorse disponibili per le nuove iniziative industriali e richiede dalla Giunta un preciso impegno per valutare le nuove domande e trovare il modo di premiare le più valide.
In precedenza la Commissione aveva preso in esame la situazione del tessile, impegnandosi a individuare, d´intesa con la Giunta, possibili sbocchi per dare stabilità ad oltre 1400 posti di lavoro. Fondamentale - in tal senso - è stato giudicato l´accordo di programma per la chimica, che al suo interno, ha detto l´on. Floris, sono contenute "risposte concrete al polo tessile nuorese". La Commissione - che ha ricordato come sia particolarmente difficile, per la concorrenza della manodopera asiatica, la situazione del gruppo Legler, nonostante l´alta tecnologia degli impianti di Siniscola e Ottana - solleciterà il governo a mantenere gli impegni.
|