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Red
3 agosto 2005
Dpef, apprezzamenti con riserva da parte della Confindustria sarda
I conti in ordine e il successo della vertenza con lo Stato nella rivendicazione delle somme erariali non percepite sono due tappe importanti, com’è importante contenere le spese sanitarie

CAGLIARI – Il confronto sarà più efficace sulla Finanziaria e sul bilancio che diranno quali sono gli strumenti di intervento per favorire lo sviluppo dell’economia sarda. Il Dpef è, sotto questo aspetto, “un po’ troppo accademico”. E’ il parere di Confindu-stria, il cui vertice è stato sentito dalla Terza Commissione (presidente l’on. Eliseo Secci) sul documento di programmazione economica e finanziaria. Il giudizio è positivo. Anche la strada – quello di un piano di rientro della finanza pubblica – è quella giusta; altrimenti la Sardegna non si presenterà con le carte in regola all’appuntamento della nuova programmazione comunitaria 2007-2013. Oggi, dicono gli industriali, occorre dare stabilità all’economia perché gli operatori economici possano aver fiducia. I conti in ordine e il successo della vertenza con lo Stato nella rivendicazione delle somme erariali non percepite sono due tappe importanti; com’è importante contenere le spese sanitarie. Ma la politica di rigore, afferma la Confidustria sarda, «non deve impattare negativamente sul sistema economico. Industriali perplessi, invece, sui modi e i tempi di attuazione del Dpef. Se gli obiettivi fondamentali sono condivisibili, manca qualsiasi riferimento alla “quantificazione delle risorse e alle cadenze temporali». Nulla viene detto “neppure per grandi linee” sulla manovra correttiva del 2006. Il Dpef è voluminoso e complesso, tutt’altro che “snello” e con una chiara indicazione “delle linee di intervento”. Anche le risorse finanziarie, necessarie per alimentare il progetto di sviluppo, non sono indicate con precisione. Le imprese denunciano il momento di difficoltà e chiedono la riduzione degli oneri amministrativi, la semplificazione della legislazione, il suo miglioramento, più facilità nell’avvio di nuove imprese, meno burocrazia. Senza questi strumenti generali è difficile far crescere la dimensione aziendale, consolidando l’esistente e puntando sui settori innovativi, ad alto valore aggiunto.
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