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Cor 21 agosto 2007
Piazza Civica, i lettori scrivono al professore
Piazza Civica, i lettori scrivono al professore

ALGHERO – Arnaldo “Bibo” Cecchini non è solo. Il suo appello ha colpito nel segno e già arrivano le prime adesioni alla piccola compagnia di David Crockett che vuol difendere Fort Alamo.

«Gent.mo professore –scrive Giuseppe Pala in una email inviata al suo indirizzo di posta elettronica e a quello della redazione- ho letto ed apprezzato il suo intervento su Alguer.it. A sostegno del suo appello vorrei aggiungere la mia testimonianza. Anch'io negli anni ottanta ho abitato in piazza Civica. Eravamo una giovane coppia, mia moglie ed io, poco più che ventenni, con due bimbi piccoli. Per quanto possa suonare incredibile, la nostra scelta di abitare lì era stata dettata soprattutto da esigenza economiche: gli affitti al centro storico erano i più abbordabili!».

«Sulla piazza si affacciavano, oltre al circolo dei Marinai d'Italia, altri esercizi ora scomparsi: due drogherie alimentari, una pescheria, una farmacia, quest'ultima davvero preziosa per chi ha dei bambini piccoli, un barbiere ed un negozio di articoli da pesca che oggi potrebbe ben figurare, intero intero, all'interno di un museo etnografico. E' vero che i bambini, quando giocavano in piazza con la palla o con le biciclette, potevano incorrere nei malumori dei vecchi frequentatori del Circolo, che a volte bestemmiavano e sputavano per terra, come è vero che la torre ed il forte della Maddalenetta erano frequentati da sbandati e tossicodipendenti. Non era tutto rose e fiori, tuttavia, al confronto, la Piazza ed il Corso di oggi sembrano una galleria Auchan».

«Pochi giorni fa ho parlato con un commerciante di elettrodomestici del centro storico, credo sia l'ultimo rimasto, che mi ha spiegato i disagi in cui incorre una ditta che debba ricevere o effettuare consegne di merce da una simile collocazione. Gli orari per l'accesso sono rigidi e inadatti ad alcuni esercizi. Inoltre la città vecchia si sta svuotando di residenti quindi il commercio scarroccia progressivamente verso un modello rutilante e acchiappaturisti, a scapito dell'offerta di prodotti di uso quotidiano. Fuori quindi le drogherie, la sarta, il ferramenta e dentro la boutique di lusso, l'ennesima gelateria, la bigiotteria d'alto bordo».

«La sequenza si sviluppa in una limpida concatenazione causa-effetto: qualcuno si accorge che è bello vivere nella città vecchia, le quotazioni immobiliari salgono, inizia la diaspora di anziani e famiglie monoreddito, scomparsa degli esercizi "non-turistici", prolificazione di attività orientate al turista, ulteriore spinta centrifuga per i residenti. Il problema è che, alla fine della sequenza, la premessa si è sbriciolata. Non è bello vivere in un quartiere completamente privo di servizi, con sempre meno residenti, con la ressa dei turisti d'estate e la necessità di spostarsi sempre in auto perchè asili, scuole, palestre, uffici, ambulatori medici sono stati lentamente sospinti lontano».

«E' un processo che va fermato. La sequenza esposta qui sopra è certamente semplificata; capisco che il problema sia complesso e sia indispensabile valutare con cura qualsiasi intervento, ma un intervento secondo me è necessario. Mi unisco al suo appello perchè l'amministrazione comunale si interessi del problema. Chiedo scusa per lo sconnesso "Amarcord" e la saluto cordialmente».



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