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Alguer.itnotiziesardegnaOpinioniSanitàGiù le mani dalla sanità sarda
Andrea Soddu 17 settembre 2018
L'opinione di Andrea Soddu
Giù le mani dalla sanità sarda
<i>Giù le mani dalla sanità sarda</i>

I Sindaci della Sardegna sono con la popolazione, con le fasce marginali, con i deboli e chiedono al governo che vengano rispettate le prerogative della Regione Sarda che ha poteri costituzionali in materia di sanità e per giunta ne sostiene i relativi costi. Lo stesso articolo 3 del DM 70 consente alle Regioni a Statuto Speciale di poter avere delle deroghe rispetto ai parametri imposti dalle leggi nazionali. Appare pertanto paradossale che lo Stato voglia imporre alla regione misure ancora più restrittive di quelle contenute nell'attuale rete ospedaliera della Sardegna tali da determinare la chiusura di presidi territoriali fondamentali per garantire ai cittadini un adeguato livello di tutela del diritto alla salute.

Si tratta di un passaggio fondamentale a tutela della nostra sanità e di tutti noi che ne siamo fruitori. Lo Stato, con un'astratta visione ragioneristica, noncurante dell'autonomia regionale e degli enti locali della Sardegna impone parametri che non tengono conto della situazione demografica della Sardegna, la terza regione per estensione che ha poco più di un milione e mezzo di abitanti, distribuiti peraltro in modo disomogeneo. Aggiungiamo che siamo un'isola con tutte le difficoltà che ben conosciamo sul fronte dei trasporti da e per l'Italia, è davvero difficile garantire alti standard qualitativi rispettando dei parametri decisamente fuori misura. Tra gli esempi più eclatanti basti pensare ai punti nascite: secondo le leggi nazionali un reparto di ostetricia dovrebbe garantire 1000 nascite all'anno, un limite assolutamente fuori portata per quasi tutti gli ospedali della Sardegna e non avrebbe senso nemmeno risolvere il problema con improbabili accorpamenti dato lo stato del nostro sistema viario.

E' impossibile oltreché inumano costringere una donna del Mandrolisai o dell'Ogliastra a partorire a Nuoro o una famiglia di La Maddalena a recarsi ad Olbia per vedere nascere il proprio figlio. E questo è solo un esempio di come le burocrazie statali, distanti dalle esigenze dei cittadini e dalle richieste degli enti locali, rischiano di soffocare un sistema sanitario come il nostro, che ricordiamo è finanziato per intero dai nostri contribuenti, che fino ad ora, con tutte le criticità e le complessità del caso, è riuscito faticosamente a tenere importanti standard qualitativi. Chiediamo dunque che la riforma della rete ospedaliera, a cui come CAL abbiamo cercato di dare il nostro contributo costruttivo, non venga depotenziata in nome di esigente finanziarie e burocratiche che non tengono della situazione demografica, geografica e istituzionale della Sardegna e dei suoi enti territoriali.

Da una buona sanità dipende il futuro delle nostre comunità specie di quelle distanti dai grossi presidi ospedalieri. Ci aspettiamo che il governo rispetti l'articolo 3 del DM 70 del 2015 che rimanda proprio alle competenze specifiche delle regioni a statuto speciale e alle proprie peculiarità territoriali e demografiche. La Sardegna ha il diritto, riconosciuto dalla Costituzione e dal nostro Statuto, di dotarsi di un proprio sistema sanitario che garantisca il riconoscimento della saluto come diritto universale di tutti i cittadini specie di quelli che vivono in aree marginali. Come organo istituzionale che rappresenta i primi cittadini della Sardegna vorremmo si uscisse dalle sterili strumentalizzazioni politiche tra chi governa adesso e chi governava fino a qualche mese. La nostra condizione di specialità, le prerogative dei sardi devono essere garantite dallo Stato centrale sempre, a prescindere di chi temporaneamente occupi posizioni di governo. Le altre polemiche non servono a nessuno, tantomeno ai cittadini che chiedono, a noi sindaci in primis, un sistema sanitario efficiente che soddisfi le esigenze dei territori.

*presidente del Consiglio delle Autonomie Locali, sindaco di Nuoro
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