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Il direttore di
Arci Servizio civile Territoriale di Sassari
Paolo Madeddu 8 luglio 2004
Vogliono far morire il Servizio Civile?
La fine della leva rischia di trascinare con sé anche il mondo del volontariato e mettere in crisi i comuni e gli enti non profit nella gestione dei servizi per anziani, disabili ed emarginati
Vogliono far morire il Servizio Civile?

Se infatti non si modificherà la legge destinata a entrare in vigore il primo gennaio 2005, gli Enti Pubblici e privati che usufruiscono del servizio civile dovranno fare a meno, all’improvviso, del lavoro di 45 mila ragazzi che attualmente fanno la scelta di servire per un anno la causa della solidarietà. Infatti l’introduzione di orari rigidi e la previsione di non cumulabilità dei redditi per chi svolge il servizio civile, secondo un sondaggio realizzato da SWG per ARCI Servizio Civile, potrebbe disincentivare la scelta di un servizio utile alle fasce di cittadine e cittadini più deboli da parte di migliaia di ragazze e di ragazzi che invece finora hanno dimostrato di apprezzare il Servizio Civile, anche grazie alla flessibilità introdotta dal Ministro Giovanardi che ora qualcuno ha deciso di cancellare con un colpo di penna.
In provincia di Sassari negli ultimi venti anni, prima l’ARCI poi dal 2001 Arci Servizio Civile, ha visto passare centinaia di ragazzi che, con la scelta dell’obiezione di coscienza, avevano deciso di imprimere una svolta sostanziale alla propria vita dedicandosi per un anno ad attività culturali, di promozione sociale, di assistenza a categorie svantaggiate. Ricevendo dal Servizio Civile un bagaglio di esperienze utili per il prosieguo della propria vita e, in moltissimi casi, una fonte di arricchimento umano, sostanziale e rilevante. Penso a chi, negli ultimi anni, ha dedicato diverse ore della propria vita collaborando con i volontari di associazioni come l’AIL, la Botte e il Cilindro, l’ISSRA, l’UISP e la stessa ARCI Nuova Associazione, nei Circoli ARCI Link, Borderline e Noir. Senza dimenticare associazioni come il Polisoccorso di Sassari e la Fondazione “San Giovanni Battista” di Ploaghe, che hanno potuto usufruire per anni dei servizi prestati da diversi obiettori di coscienza.
Ora le condizioni che si stanno prospettando rischiano di far naufragare il Servizio Civile Nazionale, naturale prosecuzione del Servizio Civile sostitutivo della Leva, disperdendo tutta una serie di iniziative, caratterizzate dall’impegno, e a volte dall’abnegazione, di persone, associazioni, Enti Locali, volto a soddisfare esigenze di carattere sociale, culturale e assistenziale di tutta la collettività. E soprattutto si rischia di disperdere un intero patrimonio di esperienze e di aspettative di migliaia di ragazze e ragazzi pronti a dedicare un anno della propria vita al servizio degli altri.
Siamo preoccupati poiché riteniamo che dopo aver dato prospettive e aspettative, peraltro anche corrisposte nella realtà, e dopo aver implementato progetti sui territori che riguardano migliaia di utenti, si può andare incontro ad una improvvisa frenata dalle conseguenze imprevedibili dal punto di vista sociale e politico.
Per questi motivi la Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile ha promosso, insieme al Forum Permanente per il Terzo Settore, per il prossimo 8 luglio una Giornata Nazionale di mobilitazione per assicurare un positivo futuro al Servizio Civile Nazionale presso Palazzo Altemps a Roma, una manifestazione a cui parteciperanno tutte le organizzazioni che hanno a cuore il Servizio Civile Nazionale.



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