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Red
28 luglio 2009
Cisl: la Chimica non sarà tagliata
Obiettivo del sindacato è difendere ogni posto di lavoro nell’industria

ALGHERO - La chimica in Sardegna non sarà fatta a spezzatino. La Cisl confederale nazionale e regionale, la Femca (sindacato dei lavoratori chimici) nazionale e regionale, le segreterie territoriali hanno innalzato un muro di "NO" contro anche le più lontane ipotesi che tagli e razionalizzazioni prossime venture riducano la presenza chimica in Sardegna.
Ai primi di ottobre, quando sindacati, Regione e Governo si incontreranno per valutare il futuro della presenza Eni nell’isola e della chimica, la Cisl farà la seguenti proposte: mantenimento di tutti gli attuali siti chimici, attuazione dell’accordo di programma sulla chimica del 2003 aggiornato e rimodulato, introduzione della Farmaceutica nel processo industriale chimico, costruzione di 1 rigassificatore.
A queste conclusioni è giunto il coordinamento regionale del settore chimico riunito alla presenza del segretario confederale Gianni Baratta (responsabile nazionale politiche industriali) e del segretario generale nazionale dei chimici Cisl.
Obiettivo del sindacato è difendere ogni posto di lavoro nell’industria, non solo perché la Sardegna ha ormai una valore di economia sociale tra i più critici in Italia (l’anno scorso nell’isola sono stati persi sei mila posti di lavoro, senza considerare il settore delle costruzioni; 12 mila occupati in meno nella petrolchimica dal 1991 al 2007), ma anche perché l’industria in Italia è quella che incide maggiormente su sviluppo e crea lavoro.
Il sindacato, tuttavia, chiederà soprattutto alla Regione di dotarsi di un progetto industriale per l’isola. Una richiesta, questa, fatta diverse volte dalla Cisl sarda agli ultimi governi regionali, ma rimasta sempre disattesa. Al tavolo col Governo e con l’Eni la Regione dovrà presentarsi con una serie di proposte di valorizzazione e potenziamento dei singoli siti di cui chiede la salvaguardia, a cominciare dalle bonifiche delle aree per favorire insediamenti industriali di seconda trasformazione.
La Cisl non accetterà una strategia dell’Eni finalizzata a dividere i territori. La chiusura di un sito, infatti, secondo il sindacato significa l’inizio della fine anche degli altri rimasti temporaneamente in piedi.
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