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Raffaele Cadinu 30 marzo 2014
Tragedia dei Bastioni: lettera-denuncia
Lavori pubblici eseguiti in modo superficiale, manutenzioni spesso totalmente assenti e una macchina burocratico-amministrativa che opprime i cittadini ma non rispetta parametri minimi di efficienza. Di seguito la lettera integrale del geometra Raffaele Cadinu (nella foto)
Tragedia dei Bastioni: lettera-denuncia

Egr. Direttore
E’ da qualche anno che i cittadini di Alghero, sollevano problemi sulla gestione delle opere pubbliche realizzate dal Comune. Opere che spesso prima del loro termine presentano difetti, vizi, presunti errori progettuali e dimenticanze che per considerarle con un detto algherese si può dire “tantu den casa mia no sa veu arres”, tradotto in italiano: tanto da casa mia questi lavori non si vedono e quindi vanno bene. Nessuno dei nostri politici, (amministratori vorrebbero essere chiamati), dei nostri burocrati e dei loro subordinati ha mai preso in seria considerazione le lamentele legittime dei cittadini, nemmeno quando tali inefficienze hanno generato, cosi come presumibilmente stanno ancora generando, rilevanti danni economici per la riparazione dei lavori malfatti. Così i riflettori questi giorni purtroppo si sono accesi, e la protesta si è fortemente sollevata, poiché c’è scappato il morto. Io personalmente rivivo una situazione simile a quella che ho vissuto a Olbia dove, una volta che ci sono stati i morti, sono emersi i problemi generati dalle analoghe cause dei problemi di Alghero e cioè il pressappochismo, l’incompetenza, la burocrazia spesso utilizzata come scusa per non fare, ne come dice un altro detto locale, non lasciar fare. Non far fare è infatti lo sport preferito di una parte malata della nostra società. Questa tragedia è infatti fortemente legata alle inefficienze della pubblica amministrazione, “inefficienze che hanno un impatto negativo devastante soprattutto sull’economia”. Queste virgolettate non sono parole mie ma sono parole di Raffaele Squitieri, il Presidente della Corte dei Conti, che nel suo discorso di insediamento non ha risparmiato giuste critiche nei confronti della gestione della cosa pubblica. “In questo momento storico”, ha sottolineato Squitieri, “sempre più inaccettabili appaiono le spese improduttive, la dissipazione delle risorse pubbliche, la cattiva amministrazione e a maggior ragione, il malaffare e la corruzione“. Questo è il quadro del momento, al quale fa da sfondo il corollario delle prossime elezioni, per le quali già una moltitudine di pretendenti, consumati e non, si apprestano a risolvere i problemi, promettendo come al solito posti di lavoro, nuove case per i senzatetto, un capodanno migliore dei precedenti, ed infine nuove grandi opere, al pari del depuratore di San Marco, della Passeggiata Busquet, della nuova sede di Architettura, del nuovo porto ed infine della meravigliosa passeggiata sui bastioni, che si dirama da Porto Salve e finisce all’Hotel Las Tronas. Quella “meravigliosa” opera priva di ringhiere a norma, per colpa di una delle quali ha perso la vita il Sig. Nurra Domenico. E di chi è la colpa vi chiederete? Io risponderei: di tutti quelli che pagati con i nostri soldi avrebbero dovuto progettare i lavori a norma di Legge e non lo hanno fatto, di quelli che avrebbero dovuto verificare che i progetti dovevano rispettare precise norme e non li ha verificati, di quelli che non avrebbero dovuto collaudare i lavori nel rispetto delle stesse norme e li ha invece collaudati, ed infine di quelli che avrebbero dovuto controllare la funzionalità delle opere realizzate e non lo ha fatto. E non mi si venga a dire che la colpa è della burocrazia, quella specie di animale velenoso alimentato spesso dall’ottusità, dall’assenza di garbo, dall’incrocio di regole spesso retaggi del passato e prive di logica. Quella macchina infernale che vomita norme asfissianti che uccidono i cittadini utenti, che blocca (aiutata a volte da magistrature amministrative che sono, anch'esse, organi appartenenti allo stesso meccanismo) ogni possibilità di evitare tragedie di questo tipo. Le ringhiere infatti devono rispettare parametri ben precisi, devono avere un’altezza di almeno un metro al netto di eventuali gradini, devono resistere per molto più di cento chili per metro al ribaltamento, e infine non devono avere nessuna apertura superiore a quella necessaria al passaggio di una piccola sfera del diametro di 10 centimetri. Tutti parametri non rispettati nella grandiosa opera realizzata. Andate sui bastioni fronte porto, fronte Cafè Latino, lì non c’è nessuna ringhiera, nessuna protezione, il parapetto è alto in certi punti solo 40 centimetri, in nessuno di essi raggiunge il metro previsto dalla Legge. Nello stesso medesimo luogo posso segnalare un altro fatto recente che ha dell’incredibile, la dimostrazione che la macchina amministrativa è malata e inefficiente, che i cittadini non rappresentano niente di più che una scocciatura, privi di ogni possibilità di rivalsa legittima, degni solo di essere abbandonati al loro destino e di poter solo subire angherie senza colpa. La pescheria Sant’Elmo sottostante ai bastioni, di proprietà del Comune di Alghero, è infatti stata abbandonata alla decadenza dai nostri burocrati nonostante le innumerevoli lamentele e le denunce del conduttore, cioè della cooperativa dei pescatori Sant’Elmo. Su precisa chiamata del suo presidente, sono stati interpellati infatti i Vigili del Fuoco di Sassari, che hanno decretato giustamente la pericolosità del solaio di copertura dello stabile, che è però allo stesso tempo anche un tratto della passeggiata soprastante. Ebbene mentre un ufficio del Comune predisponeva l’apposizione di transenne all’ingresso dell’immobile, interdicendone l’accesso alla cooperativa, lo stesso Comune non ottemperava alle indicazioni dei Vigili del Fuoco e non predisponeva alcuna transenna superiore, lasciando che i cittadini passeggiassero tranquillamente sul solaio dichiarato ufficialmente pericolante. Una vergogna generale, frutto come ho scritto prima del menefreghismo, della assoluta mancanza di voglia di fare dei burocrati di turno, che hanno un costo però di decine, se non di centinaia di migliaia di euro all’anno. Denaro pagato agli stessi che con i loro uffici dimostrano di essere vivi e indispensabili nel ruolo di sovrintendenti delle attività economiche e produttive della città. Tutto questo comporta, per gli utenti, costi materiali altissimi e un enorme spreco di tempo e di energie solo per la richiesta di un benestare o l’espletamento di una pratica. Denaro, tempo e energie distolte dalle vere attività produttive, quelle che poi generano le tasse con le quali poi si pagano i lauti stipendi dei burocrati. La macchina amministrativa è così talmente potente che la sua forza sta nella sua impersonalità: se le si taglia una delle teste per risolvere il problema non muore, ma anzi il più delle volte si fa beffe di qualunque denuncia e di qualunque protesta. La politica, qualunque forza ci sia al governo, e che dovrebbe controllarne l’efficienza è apparentemente impotente. I politici, in realtà, sono un po' più complici che ostaggi. Per governare (per quel poco che governano) hanno bisogno di non inimicarsi l'amministrazione, e soprattutto i suoi vertici. I politici contano, ma contano di più se trovano un accordo con la macchina amministrativa. I politici infatti funzionano benissimo come fusibili. Gli attacchi ai politici fatti dai cittadini, per tutto ciò che essi non riescono a fare, non sfiorano nemmeno la macchina amministrativa sottostante, la quale procede, indifferente a tutto e a tutti, con i suoi ritmi, le sue inerzie, le sue ottusità, i suoi menefreghismi e le sue regole interne. L'importante è che nessuno riesca a mettere ostacoli capaci di invertire la tendenza della spesa pubblica a crescere, spingendo così sempre più in alto i livelli di tassazione, o a spezzare le catene burocratiche che opprimono la società. I politici che non si adeguano vengono fusi proprio come i fusibili e a quel punto si cambiano. Il sociologo Max Weber, all'inizio del Novecento, paragonava la burocrazia ad una «gabbia d'acciaio» che avrebbe alla fine causato la pietrificazione delle società occidentali, ne avrebbe disseccato ogni energia, ne avrebbe inaridito l'anima. In quei termini, la profezia di Weber non si è ancora realizzata. Ad Alghero però credo che i segni ci siano tutti.
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